A proposito di opportunità

Bene! Pare che funzioni. Non è un vaccino contro il maledetto corona, ma sembra efficace contro l’apatia neuronale che, tra i tanti altri “effetti collaterali”, il virus rischia di indurre. Ci sono già le prime risposte alla sollecitazione lanciata pochi giorni fa su questo sito. E sollecitamente cominciamo a proporle, a partire dalle considerazioni di un esperto, medico per formazione e libero pensatore per natura.

di Stefano Gandolfi, 18 marzo 2020

Ciao, Paolo!
Da perfetto ignorante quale sono, e per giunta con l’aggravante di esserne fiero, mi approccio con molto timore a questo tuo scritto. Oltretutto mi tremano i polsi all’idea di affrontare ben 9 tematiche specifiche! Con uno dei miei escamotage preferiti cercherò di semplificare tutto (o banalizzare?) e di trovare un comune denominatore a tutte le questioni sollevate, così da avere un filo conduttore che non mi porti totalmente fuori tema. Al Liceo mi riusciva molto bene coi temi di attualità che sceglievo sempre nei compiti in classe di Italiano!

Dunque, che succede? Ecco, non lo so, nemmeno da medico mi risulta tutto ben comprensibile, anche se alcune idee le ho. Confuse, eretiche, politicamente scorrette. Ovvio, sono anarcoide, polemico, cinico, non credo a Babbo Natale e per giunta sono mancino. Allora: innanzitutto un enorme, gravissimo problema economico prima che sanitario; il problema sanitario è in funzione di quello economico. Se il virus non fosse così contagioso e non creasse la necessità di queste restrizioni, con un numero identico di vittime ci sarebbe molto meno panico e allarme sociale. È antipatico dirlo ma uno non vale uno. Lo stesso numero di vittime per qualunque altra causa sarebbe molto più tollerabile, a patto che non obblighi al coprifuoco, all’isolamento, alla quarantena. In altre parole un certo numero di vittime che non comprometta il Dio Crescita, che non alteri i profitti e non disturbi l’economia mondiale rientrerebbe nella lista degli effetti collaterali di qualcosa (i famosi danni collaterali dei bombardamenti); di che cosa? di qualunque cosa: i morti di guerra, di fame, di carestia, di povertà, miseria, di immigrazione, di stupro, violenza religiosa, etnica, economica, incidenti stradali, le stragi del sabato sera, di sostanze d’abuso, stupefacenti, alcol, i morti per altre malattie a cui siamo abituati (la “banale” influenza stagionale) di cattive abitudini di vita, i morti di inquinamento! Strage conosciuta, già in atto, tu stesso mi hai fornito un dato che immaginavo ma non ne ero certo, ovvero che ad Alessandria c’è un tasso di mortalità molto più elevato che nel resto del Piemonte non perché ci sono più anziani ma a causa dell’inquinamento che è responsabile di malattie respiratorie (B.P.C.O., asma …) che predispongono ad un esito prognostico sfavorevole. Ma i morti per inquinamento sono un danno collaterale, un prezzo da pagare al progresso, alla comodità di vita, al possesso di automobili, smartphone, TV al plasma, vestiti, orologi, scarpe e tutto quanto riempie la vita nella nostra cosiddetta “civiltà occidentale”. Se tutto va bene e siamo fortunati non ci becchiamo niente e campiamo a lungo godendoci tutti i gadget della civiltà del benessere, se va male qualcosa, un cancro al polmone, un infarto, una bronchite cronica ostruttiva che ci porta all’invalidità e al bombolino di ossigeno, beh … ci è andata bene finché ci è andata bene, e poi mica si può avere tutto, no? Vogliamo andare oltre? Lo stesso numero di vittime in altre regioni o continenti darebbe meno o affatto fastidio, se non per il vago timore che la cosa si possa espandere alle nazioni “importanti”: pensiamo al sud-est asiatico, alcuni paesi del Sud-America, a tutto il continente africano (alcuni giorni fa ho condiviso su Facebook il post di un commentatore africano che diceva: “Beati voi europei che avete soltanto il coronavirus!”). Anche la questione degli anziani è un’ipocrisia, la sacralità della vita vale solo per gli anziani “benestanti” e che contano ancora in modo significativo nella società a prescindere dall’età, ovviamente vale per i ricchi e per i giovani (ma solo quelli nati dalla parte giusta della strada) che si ritengono immortali e immuni a tutto, non solo alle malattie; sappiamo benissimo quanto siano di impiccio, a un certo punto della loro vita, i nonni che fino al giorno prima erano fondamentali per il supporto alle famiglie nel gestire i nipotini, ma nel momento in cui stanno male e non servono più a nulla, anzi bisogna badare a loro, diventano automaticamente una palla al piede. Da quanti anni ti ripeto che bisognerebbe far vedere obbligatoriamente nelle scuole il film “Parenti serpenti”? Il problema della scelta di chi ricoverare e chi no in Terapia Intensiva è sempre esistito, io lo percepivo già 30 anni fa, all’inizio della mia carriera ospedaliera, giovane pivello in Pronto Soccorso, ovviamente non emergeva mai al livello dell’ufficialità ma noi addetti ai lavori lo abbiamo sempre conosciuto e affrontato silenziosamente e discretamente, con la nostra coscienza e deontologia che ci guidava per fare la scelta migliore. Anche nei reparti di degenza ordinaria, non intensiva, da tantissimi anni, in virtù delle sempre maggiori riduzioni di posti letto, di organico medico e infermieristico per i tagli di spesa, in tempi non di emergenza ogni giorno era una guerra, sì una vera e propria guerra fra poveri (Medici di Reparto e Medici di Pronto Soccorso) e contro i poveri (i malati), fra l’esigenza da una parte di trovare posto a chi ne necessitava al Pronto Soccorso e dall’altra quella di rispettare l’assistenza a chi un posto letto lo aveva appena ottenuto ma bisognava dimetterlo il più presto possibile per far ruotare all’infinito quel maledetto circolo vizioso, quante volte te lo raccontavo? Di cosa ci stupiamo e ci scandalizziamo? Tutta ipocrisia, problemi sempre esistiti che ovviamente di fronte ad una emergenza terribile esplodono in faccia a tutti. Eroi? Certo che Medici, Infermieri, tutti gli operatori sanitari sono eroi, ma non da adesso, lo sono da anni, da sempre, ma nessuno se ne è mai accorto, e probabilmente ad emergenza finita con altrettanta velocità ci se ne dimenticherà, così come per gli eroici Vigili del Fuoco, gli eroici Poliziotti, Carabinieri, Militari e tutti coloro che almeno una volta nella vita sono stati eroi salvo poi risprofondare nell’anonimato. Sono partito col botto? Certo, possiamo in un momento questo essere politicamente scorretti, non per egocentrismo o vanità ma cercando di essere costruttivi?

 

1) Innanzitutto lo spiazzamento. Una brutale percezione del vuoto e dell’assurdo della nostra esistenza (vedi, esemplare, “La peste” di Camus). Non mi riferisco alla percezione impaurita e superficiale dettata dall’alea di un pericolo misterioso e invisibile, ma a qualcosa di più profondo: la consapevolezza improvvisa di quanto sia inconsistente, insignificante e irrilevante ciò che normalmente facciamo: consapevolezza imposta dal fatto che non possiamo più farlo. Ci rendiamo conto allora che lo facciamo proprio per non guardare in faccia la realtà (e questo appunto ci caratterizza come umani, in positivo o in negativo, a seconda dei punti di vista – ma comunque è condizione comune): e in un simile momento la realtà siamo invece costretti a guardarla in faccia tutto il giorno. Non importa come evolverà la situazione, se riusciremo o meno a riprenderne in mano le redini, e in quanto tempo. Lo squarciamento del velo, c’è stato – almeno per coloro che non sono già completamente lobotomizzati: e ricucirlo non sarà facile (ma sarebbe poi auspicabile?)

OK siamo tutti spiazzati. Questo può avere anche una valenza positiva. Un bravissimo collega, neurogeriatra di Aosta, mi affascinò ad un congresso dicendo che il primo e più importante segno dell’invecchiamento è l’incapacità di adattarsi ai cambiamenti e questo non è in funzione dell’età biologica ma dell’età mentale. Io credo che si possa essere vecchi a 30 anni e giovani a 80, se si riesce ancora a sognare, a fare progetti, ad accettare le circostanze che cambiano e le situazioni in divenire; magari io sarò il primo a non adattarmi e a soccombere, ma non ha importanza, non è una questione personale, lascio volentieri spazio a chi ci riuscirà e potrà magari contribuire a dare una svolta alle cose, che sia Greta Thunberg o un novantenne.

 

2) Poi la constatazione che davanti a problemi di questa portata non possiamo riporre fiducia in un comune positivo sentire, che non esisterà mai, ma solo in una dittatura che imponga un comune obbedire (il caso cinese ne è una conferma clamorosa). È un’idea che circola ormai da tempo in relazione al problema ambientale (la dittatura tecno-ecologica di cui parlava tra gli altri Pier Paolo Poggio). Può piacere o no, credo che in realtà non piaccia a nessuno, ma resta il fatto che il coronavirus ha dato una sterzata brusca al dibattito sull’organizzazione futura della società, la quale dipenderà da decisioni traumatiche dall’alto e non certo da insorgenze rivoluzionarie o da riformismi all’acqua di rose.

Bellissimo assist, mi ci ficco! Prendo 30 gocce di Valium se no vado avanti per ore! Ci siamo svegliati una mattina con la Cina padrona del mondo, punto. Spazzata via l’Europa, punto: squallida, ipocrita, egoista, dominata da finanzieri furfanti e ottusi, politici sovrani e sovranisti, e non parlo di Salvini, Le Pen, Orban, ma di Merkel, Macron e compagnia danzante, quelli in giacca e cravatta, che parlano forbito e non fanno le corna nelle foto di gruppo, ma che sono i veri padroni dell’Europa e che spadroneggiano in barba ai principi che hanno sempre ostentato e che ci hanno sbattuto in faccia quando gli faceva comodo, che si comportano da padroni del vapore e mandano avanti la biondina tutta a modo (l’Amministratore Delegato, chiamiamola col suo nome) a dire paroline buoniste di circostanza (Oddio, sono fuori tema, sarebbe più pertinente al punto 3!). La dittatura, dunque: spaventoso, ma in alcune circostanze, la democrazia deve essere sospesa, qui non è questione di italiani vs. norvegesi, certo qualcuno è più disciplinato di altri e rispetta di più le regole, ma credo che il problema non siano i popoli latini peggiori degli scandinavi, ma tutto il genere umano nella sua globalità. I cinesi non sono migliori né peggiori di noi, ma con i carri armati per strada chissà perché se ne sono stati tutti buoni e zitti a casa, senza jogging e cani da portare a pisciare (ancora fuori tema, vedi punto 8). Sai come la penso sui Cinesi o meglio sui loro governanti, sulla questione del Tibet, degli Uiguri e tante altre cosettine, ma in questo caso chapeau! sono riusciti a ribaltare a loro favore quella che poteva essere una catastrofe politica ed economica, e adesso ci mandano le mascherine e i loro Medici e consulenti a dirci che c’è troppa gente per strada! E noi adesso siamo gli appestati: ma accetto di più che me lo dicano i Cinesi piuttosto che non Macron, con i suoi cittadini che vogliono “puffare” il virus, piuttosto che non la Merkel col suo paziente zero che non riuscivamo a scovare perché era un suo suddito, piuttosto che tutti i concittadini europei che ci hanno sbattuto le porte in faccia e non solo metaforicamente. Prepariamoci, non sarà bello né facile, ma ormai penso sia ineluttabile. Avremmo potuto evitarlo, meditiamoci.

 

3) Senz’altro la conferma dell’inadeguatezza di chi ha delle responsabilità di potere, a tutti i livelli e in tutti gli ambiti. E non mi riferisco al caso specifico italiano, che pure offrirebbe fior di pezze esemplificative. Davanti a emergenze come questa appare inadeguato chiunque, come dimostra la gestione della crisi in altri paesi. Il fatto è che non si può riduttivamente farne una questione di limiti della classe politica: ciò che emerge clamorosamente è una impreparazione generale della società, ovvero un difetto intrinseco al sistema, che non è in grado di affrontare alcun problema di natura diversa da quella produttivistico-consumistica, o più genericamente “di natura”, quali che siano i regimi o i modelli sociali. Tra parentesi, a titolo molto personale, è anche una conferma della validità (sia pure solo su un piano ideale) dell’opzione anarco-intelligente (quella di un Landauer o di un Berneri, dei post-anarchici, per intenderci), che punta tutto sull’educazione all’autoresponsabilità.

Altro bel tema! Tu sai quanto sono poco tenero e indulgente verso i (nostri ma non solo) governanti, ma mi viene quasi voglia di difenderli, perlomeno i nostri che fra due-tre settimane daranno lezioni a tutto il mondo (insieme ai cinesi come detto sopra) non per perché li ritenga innocenti e privi di colpe in merito a quanto scrivi sopra (ci mancherebbe altro!), ma semplicemente perché ritengo che ad essere inadeguato sia il genere umano nel suo insieme e quindi di conseguenza anche i suoi governanti. Cosa si dice, che la gente ha i governanti che si merita e che i governanti sono lo specchio dei loro popoli? Ecco, qualcosa di simile. Il genere umano, o per meglio dire la razza umana, è inadeguata ad occupare il pianeta Terra, non ne ha nessun diritto, lo distrugge, lo avvelena, lo danneggia con tutte le altre specie animali viventi. Punto. Qualunque cosa abbia fatto di buono, qualsiasi genio abbia prodotto nella letteratura, nelle arti in generale, nella filosofia, nella scienza, è vanificato dall’istinto genetico, archetipico, alla violenza, alla brutalità, all’autodistruzione, al genocidio (ma guarda un banale Boris Johnson! senza scomodare Hitler, Stalin, Pol-Pot e altri campioni mondiali e olimpici). Sono esagerato e qualunquista? Certo. Penso che sia così, e a 60 anni nessuno mi farà più cambiare idea. Poi ovviamente nel mio piccolo, nella mia vita, nella mia professione, cerco di fare di tutto e di più per dare un’impronta positiva al mio comportamento, ma senza alcuna illusione che questo serva a qualcosa. Anarchia intelligente? Ipotesi affascinante, bisogna vedere cosa ne pensano i nuovi padroni del mondo (vedi sopra). Ma poi come la mettiamo con le riunioni di condominio?

 

4) Si comincia a prendere coscienza che andiamo incontro ad una “sobrietà” forzata nei comportamenti e nei consumi, della quale ancora non possiamo prevedere né la misura né i tempi. Al momento è persino scandaloso che la si consideri tale, paragonata alle condizioni di vita in cui versa più di metà dell’umanità, ma naturalmente tutto questo dipende dai parametri assurdi cui siamo abituati. La “decrescita felice” appartiene già al passato. Decrescita sarà senz’altro, ma traumatica.

La decrescita non è mai stata considerata felice dai fautori della crescita, quindi questa mi sembra una preoccupazione inutile! I sostenitori della decrescita sono considerati, in ordine sparso, terroristi, criminali, assassini, nemici dell’umanità e altro che mi dimentico (tutte affermazioni vere, di cui posso citare nome e cognome di chi le ha dette); quindi che facciamo? ci ripensiamo? ci mettiamo in discussione? Potrebbe essere una buona occasione per provare a cambiare modo di vivere? I saggi orientali dicono che ogni peggiore tragedia può portare qualcosa di buono se si ha la forza di cercarlo, e io dico che qualche segnale in tal senso c’è già: banalmente, dall’inizio dell’isolamento il tasso di PM10 è costantemente a valori bassissimi, non so da quanto tempo non mi permettevo il lusso di aprire le finestre di casa per ore e ore senza che entrasse smog e veleno. Piccola cosa? In considerazione di quanto detto sopra, magari anche no. Certo, il discorso è complicatissimo, l’esigenza assoluta è che nessun comune mortale (non parliamo di straricchi e potenti) debba avere danni da una recessione economica (licenziamenti, disoccupazione o riduzione di stipendio, ecc …), non sono un economista e non ho ovviamente la formula magica, ma forse il modo migliore e più semplice per iniziare è proprio quello di rimodulare, resettare il nostro stile di vita imparando a dimenticarci del superfluo mantenendo coi denti e con le unghie il livello minimo in termini di dignità, di necessità primarie intoccabili e di decoro di vita. In questi giorni di isolamento cosa è veramente essenziale? Vestiti, scarpe, accessori alla moda, automobili, smartphone, viaggi, parrucchieri, estetiste, ristoranti, happy-hour, discoteche? Io che sono un malato di viaggi, di movimento, di libertà di spostamenti oggi pomeriggio ho provato un’emozione fortissima nella decisione, dovendo andare in farmacia, di evitare quella di fronte a casa (c’era troppa gente in coda) per dirigermi verso quella distante 150 metri: mi è sembrato un viaggio in un altro continente! Piccole cose che tutti vorranno dimenticare un minuto dopo la fine dell’isolamento forzato: e se invece si cominciasse proprio simbolicamente da quello? Io nel mio piccolo, sarei disposto a non fare più viaggi fuori Europa e anche fuori Italia (per gli anni che mi restano ne ho di posti da vedere e di montagne da scalare anche vicino a casa senza annoiarmi!) se servisse a ridurre l’inquinamento mostruoso degli aerei e di tutto ciò che gravita attorno ai grandi spostamenti. Sarei disposto a non cambiare TV, smartphone, macchina fotografica, automobile fino a quando non cadono a pezzi, a vestirmi in modo sobrio e funzionale con indumenti che se trattati con cura possono durare anni, come sanno bene gli appassionati di montagna e trekking, a usare la bicicletta e a spostarmi a piedi o con i mezzi ovunque possibile, a usare elettrodomestici a basso consumo energetico, a rispettare tutte le buone regole sullo smaltimento, sul riciclo e sul riutilizzo, a focalizzare tutte le mie energie psichiche e fisiche sull’essenza delle cose e non su ciò che ne è solo involucro. Ops … forse sono tutte cose che sto già facendo (tranne i viaggi, va beh, su quello ci devo lavorare un po’!) Si potrebbe andare avanti ore e giorni a parlarne, lo abbiamo fatto tante volte, sarebbe bello farlo a livello universale, smettendola di prendere in giro Greta e tutti i giovani ispirati da lei.

 

5) Dovremo procedere, e in effetti lo stiamo già facendo, a una ridefinizione di valori considerati fino a ieri (sia pure ipocritamente: ho in mente il “tasso di perdite tollerabili” stabilito dal Pentagono) indiscutibili. Prima di tutto del valore di ogni singola vita, rispetto alla necessità di scelte inderogabili: sta accadendo, e sembra non suscitare particolare scandalo, negli ospedali al collasso che devono scegliere a chi assicurare le cure adeguate disponibili. Il problema è reale, e di fronte all’urgenza dei numeri non è nemmeno il caso di rivangare le recenti strette alla politica sanitaria: si porrebbe comunque, anche con qualche posto-letto in più. Ma tutto questo dovrebbe rimette in discussione, sotto una luce ben diversa, tematiche come quella dell’eutanasia e del diritto a decidere del proprio fine vita: più in generale, i termini in cui va concepito l’essere vivente (e quindi, aborto, accanimento terapeutico, ecc …). Per intanto, però, sta già certificando una valutazione utilitaristica della vita. Gli anziani, i malati, coloro che rappresentano un costo per la società, in una situazione di emergenza possono essere sacrificati. In Inghilterra addirittura si adotta il darwinismo sociale. Non a caso Spencer era inglese. Ha una sua logica, ma è il ritorno a una concezione e a una prassi che sino a ieri erano considerate appannaggio delle popolazioni primitive.

Mi accorgo di avere già detto quasi tutto prima (sempre fuori tema, professore, accidenti!), quindi non mi ripeto sulla sacralità della vita, sulla carenza dei posti-letto e sulle scelte drammatiche dei Medici, sugli anziani, su Boris Johnson; per quanto riguarda l’eutanasia, beh, mi sembra che negli ultimi tempi le cose siano decisamente cambiate, sia a livello etico sia a livello giuridico: magari non ancora quanto basta, ma sicuramente in modo incoraggiante.

 

6) La situazione ci costringe anche ad adottare modelli di computo diversi, ad avere una differente percezione delle cifre. Le migliaia, quando è possibile che ci includano, valgono molto più delle centinaia di migliaia di cui si ha notizia a distanza. Il rito serale inaugurato da un paio di settimane della conta dei morti ha l’effetto alone di rendere molto più concreti anche altri numeri, relativi ad altre situazioni. Quelli della guerra in Siria, ad esempio, o dei profughi inghiottiti dal Mediterraneo. Questo è, almeno per il momento, l’effetto che riscontro su di me. Il rischio è che sul lungo periodo e con numeri in crescita geometrica si crei assuefazione anche alla macabra contabilità domestica.

Le cifre … la famosa barzelletta sui due polli, la relatività e soggettività di un dato che invece dovrebbe essere oggettivo …un singolo morto, se è uno dei “nostri”, un familiare, un amico, un collega, un commilitone, vale incommensurabilmente più di 100-1000-10000 sconosciuti, lontani, poco visibili o peggio di tutto, “nemici”. Anche qui, prof., qualcosa avevo già detto sopra e non mi ripeto.

 

7) Sull’entità del collasso economico naturalmente non mi pronuncio. Al di là del fatto che non ne ho le competenze, reputo che nessuno sia oggi minimamente in grado di immaginare gli scenari economici futuri. L’unica cosa certa è che quanto sta accadendo oggi stenderà un’ombra particolarmente lunga. Sempre che solo di un’ombra si tratti. È un’altra eredità scomoda che lasciamo ai nostri figli e nipoti. Rilevo soltanto un fatto. Per dieci giorni, quando il bubbone non era ancora esploso in tutta la sua virulenza ma già stava manifestando le sue dimensioni, la preoccupazione principale, prima ancora che quella sanitaria, è parsa quella economica. Le compagnie aeree avevano appena iniziato a cancellare i voli che davanti al parlamento già si svolgevano manifestazioni di tour operator, di albergatori, di venditori di souvenir. Con assembramenti che ricordavano molto le manzoniane processioni contro la peste. Ogni epoca ha i suoi riti propiziatori (del contagio).

L’eredità scomoda, credimi, l’avremmo comunque lasciata a prescindere dal COVID-19; poteva essere qualunque altra cosa, ce ne saranno sicuramente delle altre, ma i danni ambientali, ecologici, sulla salute saranno qualcosa di cui forse, figli e nipoti ci malediranno da morti se non già adesso! Sempre e ancora Greta! Sulla preoccupazione economica prima e più ancora di quella sanitaria, sfondi una porta aperta, mi ero già espresso sopra anche su questo.

 

8) Le consolazioni. Naturalmente qualcuno ha iniziato subito a parlare delle opportunità. Le famiglie per una volta riunite, l’occasione di fare insieme cose che non si erano mai fatte, di riscoprire modalità di rapporto da tempo scomparse. Non vorrei sembrare cinico, ma temo che la forzata coabitazione causerà invece una piccola catastrofe aggiuntiva. Nelle camere iperbariche che sono diventati i nostri appartamenti si verificherà un aumento dei divorzi, dei femminicidi, degli odi e degli screzi intergenerazionali, delle liti condominiali per il volume degli apparecchi televisivi. Persino i cani, poveracci, stanno pagando il loro tributo. Essendo rimasti l’ultima scusa per poter mettere fuori il naso sono costretti a corvée massacranti, per consentire a tutti i membri della famiglia di uscire, e accusano problemi di vescica sovrastimolata. C’è poi chi saluta l’occasione di una riscoperta della lettura. Ma come dicevo sopra, è dura anche leggere, o scrivere, con la mente che distratta dal pensiero di quel che accade, silenziosamente, là fuori. Anche questo piacere necessita di condizioni ambientali adeguate. Piuttosto, un’opportunità concreta l’ho individuata anch’io. Se il sostegno economico già stanziato per i mancati guadagni di imprenditori, professionisti, commercianti e artigiani sarà parametrato, anziché sulle richieste, sulle dichiarazioni dei redditi degli ultimi cinque anni, dovremmo realizzare un buon risparmio, a tutto vantaggio degli investimenti per il potenziamento futuro della sanità.

Sarà che comincia a scemare lo sprint iniziale, ma anche qui mi sembra di aver già detto qualcosa: certo, consolazioni e opportunità, perché no? Forse qui si gioca tutto … la capacità, la voglia, lo sforzo di trasformare un evento così straordinario in termini positivi, in qualcosa che modifichi tangibilmente la nostra vita, a cominciare da quella quotidiana, relazionale: non me ne vogliano i sessantottini e i rivoluzionari professionisti che poi fanno sgobbare le loro mogli a casa come schiave mentre loro sono troppo impegnati per le strade, ma la vera rivoluzione è quella che comincia dentro di sé, nel proprio piccolo, nella propria casa, nel proprio condominio (Oddio!) e poi se funziona si cerca di esportarla e di ampliarne i confini il più possibile … sai che non credo a Babbo Natale, ma, non so perché, su questo sono moderatamente ottimista, o forse sono talmente pessimista e cinico d’abitudine che mi riesce molto più facile partire dal totalmente negativo per vedere qualcosa di positivo!

 

9) A differenza di molti miei amici, che ipotizzano un cambiamento radicale, sia pure forzato, della nostra mentalità e dell’attitudine nei confronti della vita e del mondo, ho la sensazione che non impareremo nulla. Non saremo più ragionevoli, più tolleranti e più buoni. Anzi, probabilmente il ricordo del passato benessere renderà ancora più dura la competizione per riconquistarlo a livello individuale o nazionale. E la storia è lì a dimostrarlo. A tre quarti di secolo dalla fine della seconda guerra mondiale, quando ancora non è del tutto scomparsa la generazione che l’ha vissuta, ci ritroviamo tra i piedi, assieme ad una mai sopita conflittualità imperialistica, tutto il ciarpame ideologico di cui da sempre quest’ultima è condita: razzismo, nazionalismo, antisemitismo, complottismo, ecc. Il virus attacca i polmoni deboli, purtroppo risparmia i cervelli bacati.

Anche su questo ho già espresso la mia opinione nei commenti precedenti … che dire? Se dovessi scommettere, forse non impegnerei più che pochi euro contro il tuo parere, ma come ho detto poco sopra, nutro un certo immotivato, anomalo, scriteriato ottimismo; una speranza sui giovani (e rieccoci con Greta!), magari più per necessità che per convinzione arriveranno molto prima di noi alla consapevolezza dei rischi che corrono a non modificare radicalmente il modo di vivere; noi ci siamo arrivati tardissimo e qualcuno nemmeno adesso, perché magari arrivato a 80 anni non si è beccato nessuna malattia “da benessere” e non vuole vedere al di là della sua condizione privilegiata (ne ho sentiti tanti in TV a questo proposito esprimersi così), loro, se vogliono (e molti cominciano a volerlo) hanno tutti gli strumenti per arrivarci fin da subito: secondo me hanno più possibilità di quanto ne abbiano mai avute le generazioni passate di poter imporre dei cambiamenti. In caso contrario, diamo spazio ai delfini, agli elefanti, ai ghepardi e a tutte le specie animali che possono vivere sul nostro pianeta senza distruggerlo. Amen.

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