Chi ha paura dell’ebreo cattivo

e altri scritti occasionali

di Paolo Repetto, 30 aprile 2014

Questo è un libretto pasquale. Un tempo ci si scambiavano gli auguri anche per la Pasqua, cartoline con pulcini o uova o campane, meno belle di quelle natalizie perché non c’era la neve, ma comunque gioiose, in odore di primavera. Oggi lo scambio di auguri non va più, si è quasi imbarazzati a farli, si lasciano cadere lì come a dire: “Scusatemi, è la prassi, devo farlo”. La verità è che di auguri ne avremmo un gran bisogno, ma non sappiamo davvero più cosa augurarci.
Io proseguo pervicacemente nella mia resistenza. Non scrivo cartoline, anche perché avrei difficoltà a trovarle; non invio messaggini, perché mi sembra un po’ squallido, e comunque avrei difficoltà persino a comporli; ma opprimo egualmente gli amici con la mia scrittura. Per i grafomani ogni occasione è buona.
In quanto libretto pasquale mi sembra giusto aprirlo con un argomento che tira in ballo la Pasqua. Ma sotto una luce particolare, quella delle Pasque di sangue ebraiche. Il resto viaggia a ruota libera, comprese le tre missive che ho inserito in chiusura. Spero non me ne vorranno i destinatari originali: ho ritenuto che alcune considerazioni potessero essere più largamente condivise.
Buona lettura, quindi, e auguri.

 

Chi ha paura dell’ebreo cattivo?

Non c’è verso. Malgrado l’età rimango un inguaribile ottimista. Mi muovo sempre nella convinzione che un po’ di buon senso e di onestà intellettuale continui a circolare, almeno negli ambienti che conservano un’idea pre-postmoderna della “cultura” (per intenderci, quelli che non attribuiscono la stessa rilevanza culturale a Vasco Rossi e a Leopardi). Invece le cose non stanno così e avrei dovuto capirlo da un pezzo.

Lo zen e l’arte di raccontar balle

Una volta chiesi ad Osvaldo quanto ci si impiegasse per raggiungere Dego. Dovevo portare sin là con uno scassatissimo Transit la band del paese, strumenti e amplificazione compresa. Erano le otto passate, si era in inverno e l’esibizione era prevista per le dieci. Rispose: “Dego? Quaranta minuti”. Rimasi interdetto. Sono quasi ottanta chilometri …

Non è un paese per rangers

Adoro i film western. Non ne ho mai fatto mistero, chi mi frequenta lo sa. Sa anche che non amo solo i film, ma le colonne sonore, la letteratura, la pittura western, e che per i fumetti del settore sono quasi un’autorità. Sa che quando dico western parlo naturalmente dell’originale, del cinema del Grande Periodo Classico, di John Ford, da Ombre Rosse, possibilmente non ricolorato, a Sentieri selvaggi. …

Il pellegrinaggio a Lucca

Sono tornato a Lucca Comics a distanza di quarant’anni. Avevo partecipato ad una delle primissime edizioni, quando ancora la manifestazione era una sorta di convegno clandestino per affiliati e si teneva in una palestra. Tramite Franco Fossati, autore di quella che rimane ancora oggi la migliore enciclopedia sull’argomento, …

Leopardi raccontato a mio nipote

È vero: avevo promesso di rispondere con la lotta armata a qualsiasi film o sceneggiato televisivo su Leopardi. Non ho registrato il messaggio come i kamikaze islamici, ma la dichiarazione è stata fatta in pubblico, di fronte agli amici. Per questo mi sento in obbligo, dopo l’uscita de “Il giovane favoloso”, di spiegare loro perché non mi sono ancora immolato …