due specie molto diverse decidono di unirsi e dare vita ad un nuovo organismo: forme e funzioni strabilianti
Poesia e arte visive
Innanzitutto mi piace cominciare questa piccola esposizione sui licheni da un punto di vista poetico. In particolare da un poeta italiano, considerato minore, amico di Montale e come lui ligure, con cui ho trovato diverse sintonie. Si tratta di Camillo Sbarbaro [1](1888-1967), che fu anche lichenologo di fama internazionale.
Pare fatto, in tutto o in parte, delle sostanze più disparate: d’amido e di farina; di lana e di porpora; d’oro, zolfo, ceralacca; di spugna, sughero, antracite; di pergamena, di guttaperca.
licheni incospicui e negletti che però sono riusciti a tappezzare della loro presenza tutti i luoghi
non lo scoraggia il deserto non lo sfratta il ghiacciaio teme solo la vicinanza dell’uomo il lichene urbano e sterile il fiato dell’uomo lo inquina
Né mancano licheni bicolori, tricolori; licheni fulgenti, rutilanti e persino versicolori
Aggiungo qualche haiku [2]di mia fattura, brevi componimenti di tre versi di 5-7-5 sillabe, originari del Giappone, sui licheni.
alghe e funghi uniti insieme per esister meglio
dischi piatti di microscopiche foglie sbalorditive
in inverno ben risaltano bellezze di licheni d’or
intarsi vivi su scorze d’alberi licheni d’arte
croste adese di arancio brillante su rami spogli
dopo la pioggia simbionti d’un vivido verde smagliante
Nel campo delle arti visive come non ricordare il grande disegnatore visionario olandese Maurits Cornelis Escher (1898-1972), anch’esso attento osservatore di licheni.
Ecco poi una tavola raffigurante varie specie di licheni di Ernst Haeckel, naturalista dei primi del ‘900.
Forme e funzioni
Il fungo, nella consociazione mutualistica dei licheni, ricava dall’alga, capace di fotosintesi, le sostanze con cui nutrirsi, mentre l’alga riesce a insediarsi e vivere in ambienti per lei ostili, in particolar modo in caso di scarsità d’acqua. Il fungo infatti fornisce protezione dalla disidratazione, ma anche da caldo e freddo estremi.
Le forme di crescita sono alquanto varie. Ne esistono almeno una dozzina riconosciute comunemente. Sebbene la forma di un lichene sia determinata dal materiale genetico del partner fungino, per lo sviluppo di tale forma è indispensabile l’associazione con un’alga unicellulare. Queste le forme più comuni:
crostosa
fogliosa
fruticosa
La struttura interna segue per lo più lo schema sottoindicato.
Questa è una sezione trasversale di lichene foglioso, un organismo con una relazione simbiotica tra alghe unicellulari e/o cianobatteri e funghi.
Strati spessi di ife fungine, chiamati corteccia
Microalghe unicellulari
Ife fungine poco compatte
Ife fungine di ancoraggio dette rizine.
In anni recenti sono anche stati osservati licheni con due e più specie di funghi, di cui una può essere un lievito, ovvero un fungo unicellulare.
Teorie moderne considerano i licheni come sistemi complessi comprendenti non solo alghe e funghi, ma anche batteri e lieviti.
In essi l’organismo complessivo ha funzioni superiori alla somma di quelle presenti nelle singole specie componenti. E questo è vero non solo per i licheni, ma in generale per praticamente tutti gli esseri viventi, compresi gli unicellulari, per non parlare dei virus.
Il lichene è pertanto un’entità che ben rappresenta i successi della cooperazione tra esseri viventi. L’associazione infatti permette a alghe, funghi ed altro, quindi ad organismi appartenenti a regni diversi, di sopravvivere anche in ambienti estremi dove, da soli, non riuscirebbero a vivere e a riprodursi.
In realtà la cooperazione tra organismi diversi è molto più diffusa in natura di quanto abitualmente si pensi. Noi esseri umani ospitiamo e (generalmente) collaboriamo con innumerevoli microbi ma anche esseri pluricellulari e in svariati tessuti e organi corporei, dei quali il più evidente e studiato è l’intestino.
Altri esempi in natura sono i batteri negli stomaci dei ruminanti che consentono di digerire la cellulosa, le micorrize tra funghi e radici di alberi e piante, le microalghe zooxantelle nei polipi dei coralli, nelle spugne e in molluschi (tridacna).
I licheni non hanno grosse applicazioni di rilevanza economica. Producono e contengono diverse sostanze con interessanti proprietà chimiche e medicinali, ma il loro accrescimento relativamente lento non ne consiglia lo sfruttamento industriale. Sono invece presenti nella medicina erboristica e negli usi alimentari di diverse culture indigene.
Molti animali ruminanti, ordinariamente o occasionalmente, si nutrono di licheni: varie specie di cervi e di capre, l’alce e soprattutto le renne o caribù. I Sami o Lapponi, popolo delle renne, non mangiano i licheni di cui si nutrono invece i loro animali, soprattutto in inverno. Tuttavia mangiano il contenuto dei prestomaci delle renne dove i licheni sono divenuti commestibili per le fermentazioni ruminali.
Parlando di usi alimentari, ultimamente sta diventando di moda, soprattutto nelle nazioni scandinave, impiegare i licheni in cucina. Oltre a saper riconoscere le specie più adatte, per renderli commestibili occorrono in genere diversi trattamenti, soprattutto per smorzare la loro acidità naturale.
I licheni possono essere longevi, con alcuni che sono considerati tra gli esseri viventi più antichi. Un esemplare di Rhizocarpon geographicum sull’isola di Baffin orientale ha un’età stimata di 9500 anni. La lunga durata della vita e il tasso di crescita lento e regolare di alcune specie possono essere utilizzati per datare eventi remoti.
I licheni e il mimetismo di insetti
Il mio approccio personale
Il mio primo approccio ai licheni è stato in chiave puramente estetica. Ero e sono molto affascinato dalla varietà di forme e colori di questi piccoli esseri, spesso ignorati o trascurati anche dagli stessi naturalisti. È solo da poco tempo, circa un anno, che sto approfondendo la loro conoscenza su altri piani, sulla base della mia formazione da biologo e, in particolare, delle mie conoscenze sulle microalghe, uno dei costituenti maggiori dell’organismo lichene. Successivamente, ho cominciato ad approfondire la loro conoscenza, scoprendo un mondo di soluzioni a problemi vitali assolutamente originali e molto interessanti.
Sono poi intervenute, successivamente, considerazioni e riflessioni sia pratiche che filosofiche. Per le prime, la loro diffusione vastissima, anche se in genere appartata e sottotraccia; la facilità relativa come soggetto fotografico data la loro staticità, spesso però di dimensioni molto piccole. In molti casi, infatti, occorre un buon obiettivo macro ed anche applicare un po’ di trucchetti tecnici avanzati per poterli ben valorizzare fotograficamente.
Per le seconde considerazioni, le filosofiche, eccone alcune:
Come si può non considerare una volontà, una determinazione reciproca di fungo e alga nell’instaurare questa integrazione di vite, altrimenti separate e indipendenti, per dar luogo ad un unico essere? Del resto, abbiamo già mostrato che quello dei licheni non è un caso isolato, bensì molto diffuso. Bello sarebbe poter rispondere al quesito su dove risiederebbe fisicamente tale volontà, ma in proposito si brancola decisamente nel buio, andandosi tutto ciò a inserire in argomenti piuttosto controversi, quali quelli della coscienza e della mente degli esseri viventi …
– Un’altra concerne il fatto che in natura è molto presente, soprattutto tra gli animali, la competizione e la necessità di uccidere per sopravvivere. Tuttavia è confortante pensare che vi siano anche moltissimi esempi di collaborazioni anche molto estreme, come nel caso dei licheni, diffuse soprattutto negli organismi cosiddetti inferiori, peraltro privi di un sistema nervoso riconosciuto o di evidenti sistemi alternativi di elaborazione delle percezioni.
Infine alcune osservazioni e speculazioni sempre in tema di misteri lichenici:
due specie di licheni hanno resistito per 16 giorni alle condizioni dello spazio orbitale esterno, dimostrandosi gli organismi pluricellulari più resistenti conosciuti;
i licheni sono degli specialisti degli stati di quiescenza, ovvero di vita sospesa, quindi maestri di disidratazioni e reidratazioni, protezioni da riscaldamenti e raffreddamenti estremi, nonché da irraggiamenti di vario tipo, perfino da radiazioni atomiche;
i funghi dei licheni, come del resto i funghi in generale, sono degli abilissimi ingegneri chimici, in grado di ottenere una gamma amplissima di biomolecole a partire da nutrienti di varia origine e di renderli disponibili anche per altre specie, sia in vita che da morti;
In alcuni casi, a giudicare dalla perfezione delle figure geometriche assunte, sembrerebbe che i licheni possano ricalcare segni lasciati dagli umani su rocce e ruderi corrosi dal tempo, avendo anche la capacità di riciclare e riutilizzare i pigmenti colorati a suo tempo impiegati.
Termino questa certamente limitata e sintetica esposizione ancora con parole del poeta Sbarbaro che, negli anni finali, sulla sua lunga attività di collezionista e studioso di licheni, così scriveva:
Benvenuto amore che della mia vita (vista almeno in riepilogo) ha fatto una quasi continua ricreazione, se appena fuori d’un abitato, torno, alla mia età, il fanciullo ammesso a far man bassa in un emporio di giocattoli.
Pubblichiamo la trascrizione di un momento dell’incontro “Natura e letteratura”, nell’ambito della mostra “sentieri in utopia“.
Ad avvicinare coloro che sarebbero poi diventati i Viandanti delle Nebbie, prima ancora che nascesse l’amicizia, furono le comuni letture di libri nei quali il rapporto con la natura veniva proposto senza eccessive epiche parolaie. È stato quindi decisivo per ciascuno, oltre alla frequentazione di Paolo, individuare le coordinate per le proprie letture in scrittori che avevano messo al centro della narrazione il rapporto con il bosco, la montagna, il mare o semplicemente con la quotidianità contadina, magari con approcci differenti e in tempi non troppo lontani.
C’era chi si riconosceva nella tendenza di Hemingway a raccontare la lotta con gli elementi e quindi le resistenze, le sconfitte o le pochezze umane. Chi si ritrovava nelle parole di Chatwin, per il quale le descrizioni dello spazio naturale (anche cantato, come per l’Australia) erano l’espediente per indagare la propensione umana all’inquietudine, l’irrequietezza che assale quando si è costretti a sostare in un posto per troppo tempo e a soffocare l’istinto di cercare ciò che sta oltre il conosciuto (magari – come nel suo caso – dormendo a scrocco da amici accondiscendenti). Oppure chi amava i racconti di Conrad e Melville, nei quali le superfici acquee su cui si svolgevano le cacce all’uomo o alla balena permettevano di immergersi nelle linee d’ombra dell’anima. C’era anche chi si immedesimava nel vivere appartato (ma non troppo) di Thoreau, che aveva fatto scuola (wilderness) con la sua propensione a ricaricare i neuroni vivendo nel bosco, eludendo la crescente frenesia della modernità e la compulsione a fagocitare tutto ciò che ci sta attorno, senza badare alle reali necessità.
I miei occhi sono nuovi. Tutto quello che vedo è come non veduto mai; e le cose più vili e consuete, tutto m’intenerisce e mi dà gioia.
Personalmente a queste vette della letteratura mondiale accosto due autori italiani. Nelle antologie scolastiche Camillo Sbarbaro è inserito tra i poeti del Novecento con una smilza paginetta e con una poesia dedicata al padre, legata ancora a quella metrica classica che appariva superata rispetto al suo contemporaneo Ungaretti. Traduttore dei classici greci, Sbarbaro ha saputo conciliare una vita estremamente ritirata con le intense amicizie che lo legavano a intellettuali come Montale, Campana e Pound; ma soprattutto inviava e riceveva dagli Stati Uniti dei pacchi contenenti croste secche apparentemente insignificanti, con indecifrabili nomi in latino, tanto che venne indagato dalla polizia fascista per atti ostili al regime. Dietro la sua pacatezza nello stare al mondo celava un’immensa conoscenza del mondo dei licheni. Autodidatta, ne divenne uno dei più importati esperti, tanto che la sua collezione è suddivisa oggi tra il museo di Storia Naturale di Genova e altre collezioni sparse nel mondo. Uno così non poteva non entrare nel novero degli ispiratori del nostro pensiero, per la sua propensione verso le cose insignificanti che gli capitavano e che vedeva. Oltretutto, era stato anche un gran camminatore lungo i sentieri liguri, sempre alla ricerca delle sue amate e naturali esistenze in sordina.
Il lichene prospera dalla regione delle nubi agli spruzzati dal mare. Scala le vette dove nessun altro vegetale attecchisce. Non lo scoraggia il deserto; non lo sfratta il ghiacciaio; non i tropici o il circolo polare. Sfida il buio della caverna e s’arrischia nel cratere del vulcano. Teme solo la vicinanza dell’uomo. Per questa sua misantropia, la città è la sola barriera che lo arresta. Se lo varca ci rimette i connotati. Il lichene urbano è sterile, tetro, asfittico. Il fiato umano lo inquina.
Più tardi, preso a mano dalla mia predilezione per le esistenze in sordina, mi volsi a forme più scartate di vita.
Mi ingombra la stanza, la impregna di sottobosco un erbario di licheni. Sotto specie di schegge di legno, di scaglie, di pietra contiene pocomeno un Campionario del Mondo. Perché far raccolta di piante è farla di luoghi.
Il momento culminante della mia vita non è quando ho vinto premi letterari o scritto libri, ma quando sono partito dal Don con 70 alpini e ho camminato verso occidente per arrivare a casa. Sono riuscito a sganciarmi dal mio caposaldo senza perdere un uomo, riuscire a partire dalla prima linea organizzando lo sganciamento, quello è stato il capolavoro della mia vita.
L’altro mio autore di riferimento è Mario Rigoni Stern. È conosciuto soprattutto per Il sergente nella neve, in cui ha descritto il “capolavoro” della sua vita, l’aver riportato in patria tutti i suoi commilitoni durante la ritirata dalla Russia. Ma al di là di questo ci è affine soprattutto per la denuncia dei dissesti ambientali (quando ancora non era una moda), per le attente descrizioni di ciò che avviene nel bosco, e soprattutto per la corrispondenza fra ciò che scriveva e ciò che faceva: una coerenza esemplare, che quasi metteva soggezione perché presente in ogni suo gesto, a partire da come accatastava la legna o coltivava l’orto.
Come vivere? Allora questa domanda ce la dobbiamo porre non soltanto alla fine di un millennio, di un secolo, di un anno, ma tutti i giorni, e tutti i giorni svegliandoci, si dovrebbe dire: “Oggi che cosa ci aspetta?”. Allora io considero che si dovrebbero fare le cose bene, perché non c’è maggiore soddisfazione di un lavoro ben fatto. Un lavoro ben fatto, qualsiasi lavoro, fatto dall’uomo che non si prefigge solo il guadagno, ma anche un arricchimento, un lavoro manuale, un lavoro intellettuale che sia, un lavoro ben fatto è quello che appaga l’uomo. Io coltivo l’orto, e qualche volta, quando vedo le aiuole ben tirate con il letame ben sotto, con la terra ben spianata, provo soddisfazione uguale a quella che ho quando ho finito un buon racconto. E allora dico anche questo: una catasta di legna ben fatta, ben allineata, ben in squadra, che non cade, è bella; un lavoro manuale quando non è ripetitivo è sempre un lavoro che va bene, perché è anche creativo: un bravo falegname, un bravo artigiano, un bravo scalpellino, un bravo contadino. E oggi dico sempre quando mi incontro con i ragazzi: voi magari aspirate ad avere un impiego in banca, ma ricordatevi che fare il contadino per bene è più intellettuale che non fare il cassiere di banca, perché un contadino deve sapere di genetica, di meteorologia, di chimica, di astronomia persino. Tutti questi lavori che noi consideriamo magari con un certo disprezzo, sono lavori invece intellettuali.
Per diventare amici, prima bisogna annusarsi, come i cani poi, se non ci si è morsi, può nascere l’amicizia.
Con Primo Levi e Nuto Revelli sognava di andare per boschi e montagne, in silenzio. Ecco, credo che non si potrebbe desiderare nulla di meglio che questa visione di sobria eternità: vagare con le persone care facendo esperienze. Era il suo “pensiero anarchico”.
È questo che – istintivamente e senza una dichiarazione esplicita – ispira l’immagine dei due viandanti nella locandina della mostra sentieri in utopia. L’uno indica all’altro ciò che attrae la sua attenzione: in questo caso una luce conduce fuori dalla nebbia, ma da sempre i Viandanti hanno segnalato ai sodali degli “stupa”, quelle letture che sapevano essere di comune interesse. Non è un semplice consigliare libri, ma il desiderio di condividere un percorso da fare assieme, uno accanto all’altro. Per questo la maggior parte delle pubblicazioni dei Viandanti è accompagnata da una bibliografia, e nella rivista “ufficiale”, sguardistorti, la rubrica finale Punti di vista segnala anche i luoghi per i quali vale la pena mettersi in viaggio.
Questa carrellata di “maestri” non può concludersi senza citarne uno di fantasia, il Ken Parker creato da Giancarlo Berardi e Ivo Milazzo. Lui viveva il west che stava ormai scomparendo, cacciando per sopravvivere e rifiutando un progresso di cui intravvedeva le incongruenze. È lui che ci ha accompagnato durante le escursioni e nelle letture, grazie al fatto che i suoi album sono zeppi di allusioni ai classici della letteratura di viaggio. E poi, era l’unico protagonista del west che pensava prima di premere il grilletto e che la sera, davanti al fuoco, leggeva un libro.
Questi, naturalmente assieme a molti altri, sono stati gli intermediari fra storie personali spesso molto distanti. Senza di loro probabilmente non sarebbe stato intrapreso alcun percorso comune. La loro conoscenza è stata il nostro mezzo per “individuare ciò che non è inferno e dargli spazio”, come direbbe Calvino. E per dare vita a una forma genuina di amicizia.
Faccio una parentesi di commento sulla mostra. L’altro giorno mi sono concesso il privilegio di guardarmela senza che ci fosse nessuno. A dire il vero la possibilità mi è stata data spesso, perché non l’abbiamo promossa nei canali mediatici, non abbiamo fatto comunicati stampa, non abbiamo invitato le rappresentanze pubbliche, ma abbiamo volutamente diffuso l’evento semplicemente con il passaparola tra amici, conoscenti e simpatizzanti del nostro viatico. Risultato? Non l’hanno vista in molti.
È snobismo, questo? Non credo. È semplicemente coerenza con l’intento di raggiungere solo chi è realmente interessato a visioni del mondo magari divergenti, ma accomunate dalla consapevolezza che viviamo in una realtà complessa. E che quindi il pensiero, per coglierla, non può essere semplicistico e sbrigativo: nessuna delle nostre pubblicazioni si potrebbe liquidare con un twitter.
Ebbene, esaminando la mostra mi sono stupito di quanto materiale sia stato prodotto in tutti questi anni. Lo sapevo già, naturalmente, perché ne ho curato la grafica, ma nel vedere esposte tutte assieme le copertine di 79 Quaderni, 31 Album, 30 numeri fra Sottotiro review e sguardistorti, per un totale di oltre 7200 pagine, senza contare un bel po’ di articoli sparsi e i 14 testi della Biblioteca, mi ha impressionato l’incredibile varietà dei temi trattati.
Quella mole di riflessioni e l’idea del tempo che sta alle loro spalle mi ha confermato che i Viandanti hanno occupato una parte importante della nostra vita: di quella di Paolo senz’altro, visto che ha scritto o curato molti di questi testi, ma non solo della sua. Negli anni hanno contribuito in molti, attivamente o come semplici fruitori: e questo ha fatto sì che le nostre pubblicazioni continuino ad essere gratuite e siano stampabili liberamente. Per apprezzarle necessita solo una sufficiente dose di curiosità per ciò che non appare sotto i riflettori dei consueti media.
Si potrà notare che nessuno degli scrittori di cui ho parlato prima è originario dei nostri luoghi: non si tratta di un intenzionale rifiuto del campanilismo. Non ho citato Fenoglio e Pavese, che sono comunque nostri riferimenti imprescindibili, solo perché non volevo farla troppo lunga, e perché in qualche modo li do per scontati, in quanto hanno raccontato colline e storie simili alle nostre. Che è quello che anche i Viandanti hanno cercato di fare, narrando un territorio che viene spesso dimenticato.
Concludo con le parole delle mie figlie che alla domanda su cosa stessimo combinando Paolo ed io nell’altra stanza, risposero: “Stanno facendo la mostra. Si divertono così”. In effetti “divertire” significa volgere altrove, deviare. Ecco, questo facciamo: non marciamo lungo percorsi obbligati, muovendoci in branco verso mete che altri hanno fissato, ma camminiamo di lato, ai margini, pronti a deviare sui sentieri che ci danno maggiore soddisfazione. Quelli anche dell’amicizia, che sono la realizzazione della nostra utopia.
Pubblichiamo la trascrizione di un momento dell’incontro “Biografie e bibliografie”, nell’ambito della mostra “sentieri in utopia“.
Provo ad andare al nocciolo della questione. Perché si scrive? Camillo Sbarbaro, presente nell’ultimo Ritratti di famiglia dei Viandanti, risponde ironicamente: “si scrive per essere notati, e si continua a scrivere perché si è noti”. Proprio lui che per cercare di fare i conti con la figura paterna ha scritto poesie che valgono vent’anni di sedute psicoterapiche. Non scherziamo. Scrivevano eroi come Levi, Fenoglio, Leopardi, Foscolo, Dante. Ma scrivevano anche borghesi tranquilli come Gozzano, Montale, Eco, Saba. Se proviamo a mettere in relazione le loro biografie e le loro bibliografie alla ricerca di qualche filo conduttore ci perdiamo nel labirinto. Scrivevano per essere notati dagli altri? Scrivevano per se stessi? E soprattutto, visto il tema di partenza, la loro vita reale aveva un qualche rapporto con quello che scrivevano? Davvero, da queste domande non ne esco vivo, e allora provo a semplificare. Forse alla base del bisogno di comunicare in forma artistica (scrittura, ma non solo) ci sono motivazioni profonde e personalissime, legate a ferite non curabili, a ossessioni segrete, ognuno alle proprie dà del tu. Quella è la lava incandescente che sempre ribolle nel profondo, e non dà mai pace. La cultura entra in gioco solo dopo, sotto forma di farmaco, e così per gli autori si aprono i cantieri infiniti della costruzione dello stile, del tono di voce, della musicalità interna, dei temi (cioè dei buchi che più amiamo scavare). Forse il segreto del rapporto tra biografie e bibliografie è proprio da cercare in quello squilibrio originario che sta alla base dei percorsi esistenziali di ciascuno, e che porta poi gli autori a scegliere il canale espressivo a loro più congeniale (parola, musica, immagini, ma anche semplicemente ricerca della bellezza, ecc.). È quello squilibrio originario il gran pentolone dentro il quale rimestare il mistero di quello che siamo. È una semplificazione, ma è interessante, perché consente di estendere la questione del rapporto tra biografia e bibliografia anche al campo dei lettori (e in fondo ogni autore è prima di tutto un lettore). La nostra biografia ha anch’essa una personale bibliografia segreta, che si evolve nel tempo e che cambia sulla base degli interessi, dei bisogni, dei dolori e delle gioie. Come le nostre letture ci hanno illuminato e ci hanno cambiato? Quali gli incontri che hanno dato una svolta ai nostri percorsi (“la vita, amico, è l’arte dell’incontro” diceva il poeta)? Anche al fondo della nostra storia di lettori c’è sempre lo stesso squilibrio originario, lo stesso ribollire profondo, che non trova mai pace. Ai nostri testi fondatori diamo del tu, come alle nostre ossessioni, e a questo livello originario autori e lettori non possono che sentirsi fratelli, a prescindere da quello che son riusciti a fare delle loro vite, brevi come i sogni che le hanno orientate, nutrite e significate.
La storia è una galleria di quadri, dove ci sono pochi originali e molte copie.
In concomitanza con la mostra-rassegna delle loro attività (la prima, e con ogni probabilità anche l’unica) i Viandanti delle Nebbie offrono ai “followers” una strenna natalizia. L’idea iniziale prevedeva una plaquette sul modello dei vecchi calendarietti profumati dei barbieri, per i quali proviamo tanta nostalgia (per i libretti, ma anche per i barbieri): poi abbiamo optato per una linea meno frivola. Distribuiremo quindi cinquanta libretti (il che significa presumere, molto ottimisticamente, un numero di lettori doppio rispetto a quelli del Manzoni) che vogliono suggerire da dove arrivano i Viandanti, chi c’è idealmente alle loro spalle. Certi dell’impunità, perché quasi tutti gli interessati non sono più in vita, ci siamo permessi di vantare nobili ascendenze. Rispetto a molti dei personaggi evocati i gradi di separazione sono almeno quattro o cinque. Il sesto ci avrebbe portato direttamente a Gesù, e ci pareva un tantino esagerato. E tuttavia …
L’albero genealogico dei Viandanti è fittissimo e composito. Risalendo di due secoli (non abbiamo voluto andare oltre, era già abbastanza complicato così) si incontrano un po’ tutte le tipologie e le varietà umane: scrittori, artisti, esploratori, viaggiatori, rivoluzionari, filosofi, storici, fumettisti, ecc…). In un modo o nell’altro coloro che abbiamo rintracciato hanno contribuito a indicare percorsi, a suggerire svolte, a portare ristoro e a orientarci nella nebbia. Non sono gli unici, naturalmente, perché la nostra è una famiglia molto allargata. Potremmo citarne almeno altrettanti, e anzi, quella dei gradi meno prossimi di parentela potrebbe già essere un’idea per una strenna futura.
Abbiamo volutamente omesso ogni indicazione biografica o bibliografica relativa ai personaggi presentati. Il bello del gioco sta proprio qui: ciascuno potrà fare eventuali ricerche di approfondimento per conto proprio. Questo è lo spirito dei Viandanti.
Nella Galleria non hanno trovato posto figure femminili. Chiamatelo maschilismo, se volete, ma di fatto non ci è venuta in mente alcuna protagonista significativa dei nostri percorsi culturali. Questo non significa che non abbiamo incontrato donne eccezionali: significa solo che queste donne non hanno lasciato il segno. Per un difetto nostro di sensibilità, indubbiamente: ma ci sembrava terribilmente ipocrita inserirne qualcuna solo in ossequio al politicamente corretto.
P.s: Il fatto che Tintin o Milù compaiano sia in prima che in quarta di copertina non è casuale: sono tra gli antenati più nobili, non potevano mancare all’appello.
Ho impugnato il fucile per tutta la vita, eppure, il mio popolo è stato distrutto, la mia sposa torturata a morte… Se mio figlio vivrà dovrà trovare un altro modo di combattere…Addio, “Lungo fucile” …
Isaiah Berlin
Garantire la libertà ai lupi significa condannare a morte le pecore.
Non esiste alcuna istanza primaria in base a cui la verità, una volta scoperta, debba per forza essere anche interessante
Camillo Berneri
L’anarchismo è il viandante che va per le vie della Storia, e lotta con gli uomini quali sono e costruisce con le pietre che gli fornisce la sua epoca. Egli si sofferma per adagiarsi all’ombra avvelenata, per dissetarsi alla fontana insidiosa. Egli sa che il destino, che la sua missione è riprendere il cammino, additando alle genti nuove mete.
Renzo Calegari
Questa storia è finita come doveva, con dei vincitori e dei vinti … il mio guaio è che non appartengo né agli uni né agli altri.
Albert Camus
Perché un pensiero cambi il mondo, bisogna che cambi prima la vita di colui che lo esprime. Bisogna che si cambi in esempio.
Nicola Chiaromonte
Quando giunge l’ora in cui la morte comincia a guardarci negli occhi con una certa continuità, e quindi noi lei, se non vogliamo distogliere lo sguardo e far finta che tutto è come prima e non c’è niente da cambiare, la domanda che per pri-ma ci si articola nella mente è: Che cosa rimane?… Rimane, se rimane, quello che si è, quello che si era: il ricordo d’esser stati “belli”, direbbe Plotino… Rimane, se rimane, la capacità di mantenere che ciò che è bene è bene, ciò che è male è male, e non si può fare che sia diversa-mente (e non si deve fare che appaia diversamente).
La nostra non è un’epoca di fede, ma neppure d’incredulità. È un’epoca di malafede, cioè di credenze mantenute a forza, in opposizione ad altre e, soprattutto, in mancanza di altre genuine.
Stig Dagermann
Le auguro due cose che spesso ostacolano il successo esteriore e hanno tutto il diritto di farlo perché sono più importanti: l’amore e la libertà.
L’inconfutabile segno della mia libertà è che il timore arretra e lascia spazio alla calma gioia dell’indipendenza. Sembra che io abbia bisogno della dipendenza per provare infine la consolazione d’essere un uomo libero, e questo sicuramente è vero.
Charles Darwin
Nella lunga storia del genere umano (e anche del genere animale) hanno prevalso coloro che hanno imparato a collaborare ed a improvvisare con più efficacia.
Lo stadio più elevato di culturamorale si ha quando riconosciamo che dovremmo controllare i nostri pensieri.
Franz De Waal
Tutti sanno che gli animali hanno emozioni e sentimenti, e che prendono decisioni simili alle nostre. Gli unici a fare eccezione, sembrerebbe, sono alcuni universitari.
Tutto conferma la mia visione della morale “venuta dal basso”. La legge morale non è né imposta dall’alto, né dedotta da principi accuratamente razionalizzati, ma nasce da valori ben radicati, presenti da tempo immemorabile. Il più fondamentale deriva dal valore della vita collettiva per la sopravvivenza. Il desiderio di appartenenza, la voglia di capirsi, di amarsi e di essere amati ci spingono a fare tutto ciò che possiamo per restare nel miglior rapporto possibile con le persone dalle quali dipendiamo.
Hans Magnus Enzensberger
La televisione è puro terrorismo. La parola scompare, e con la parola ogni possibilità di riflessione.
Negli ultimi duecento anni le società più evolute hanno suscitato attese di uguaglianza che non si possono soddisfare; e al contempo hanno fatto sì che ogni giorno per ventiquattro ore la disuguaglianza venga dimostrata su tutti i canali televisivi a tutti gli abitanti del pianeta. Ragione per cui la delusione umana è aumentata con ogni progresso.
Al perdente, per radicalizzarsi, non basta quello che gli altri pensano di lui, siano essi concorrenti o sodali… Egli stesso deve metterci del suo; deve dirsi: io sono un perdente e basta.L’estinzione non solo di altri, ma anche di se stesso, è la sua soddisfazione estrema.
Patrick Leith Fermor
Una magica pace vive nelle rovine dei templi greci. Il viaggiatore si adagia tra i capitelli caduti e lascia passare le ore, e l’incantesimo gli vuota la mente di ansie e pensieri molesti e a poco a poco la riempie di un’estasi tranquilla.
Non si parte per andare da nessuna parte senza aver prima di tutto sognato un posto. E viceversa, senza viaggiare prima o poi finiscono tutti i sogni, o si resta bloccati sempre nello stesso sogno.
Caspar David Friedrich
L’unica vera sorgente dell’arte è il nostro cuore, il linguaggio di un animo infallibilmente puro. Un’opera che non sia sgorgata da questa sorgente può essere soltanto artificio.
Perché, mi son sovente domandato, scegli sì spesso a oggetto di pittura la morte, la caducità, la tomba? È perché, per vivere in eterno, bisogna spesso abbandonarsi alla morte.
Piero Gobetti
Il fascismo è il governo che si merita un’Italia di disoccupati e di parassiti ancora lontana dalle moderne forme di convivenza democratiche e liberali, e che per combatterlo bisogna lavorare per una rivoluzione integrale, dell’economia come delle coscienze.
Nessun cambiamento può avvenire se non parte dal basso, mai concesso né elargito, se non nasce nelle coscienze come autonoma e creatrice volontà rinnovarsi e di rinnovare.
Knut Hamsun
Quando parlo con un uomo, non ho bisogno di guardarlo per seguire esattamente quello che dice; sento subito se egli mi dà a bere qualche cosa o me ne nasconde qualche altra; la voce, credetemi, è un apparecchio pericoloso
“Amo tre cose”, dico allora. “Amo il sogno d’amore di un tempo, amo te e amo quest’angolo di terra.” “E cosa ami di più?” “Il sogno.”
William Henry Hudson
Provo un sentimento d’amicizia verso i maiali in generale, e li considero tra le bestie più intelligenti. Mi piacciono il temperamento e l’atteggiamento del maiale verso le altre creature, soprattutto l’uomo. Non è sospettoso o timidamente sottomesso, come i cavalli, i bovini e le pecore; né impudente e strafottente come la capra; non è ostile come l’oca, né condiscendente come il gatto; e neppure un parassita adulatorio come il cane. Il maiale ci osserva da una posizione totalmente diversa, una specie di punto di vista democratico,
Alexander von Humboldt
Ci sono popoli più acculturati, avanzati e nobilitati dall’educazione di altri, ma non esistono razze più valide di altre, perché sono tutte egualmente destinate alla libertà.
La visione del mondo più pericolosa di tutte è quella di coloro i quali il mondo non l’hanno visto.
Pëtr Kropotkin
L’evoluzione non è lenta e uniforme come si vuol sostenere. Evoluzione e rivoluzione si alternano, e le rivoluzioni – i periodi cioè di evoluzione accelerata – appartengono all’unità della natura esattamente come i periodi in cui l’evoluzione è più lenta.
Non appena avrai scorto un’ingiustizia e l’avrai compresa – un’ingiustizia nella vita, una menzogna nella scienza, o una sofferenzaimposta da altri – ribellati contro di essa! Lotta! Rendi la vita sempre più intensa!
E così tu avrai vissuto, e poche ore di questa vita valgono molto di più di anni interi passati a vegetare.
Milioni di esseri umani hanno lavorato per creare questa civiltà, della quale oggi andiamo gloriosi. Altri milioni, sparsi in tutti gli angoli del mondo, lavorano per mantenerla. Senza di essi, fra cinquanta anni non ne rimarrebbero che le rovine.
Furio Jesi
La cultura in cui prevale una religione della morte o anche una religione dei morti esemplari. La cultura in cui si dichiara che esistono valori non discutibili, indicati da parole con l’iniziale maiuscola, innanzitutto Tradizione e Cultura ma anche Giustizia, Libertà, Rivoluzione. Una cultura insomma fatta di autorità e sicurezza mitologica circa le norme del sapere, dell’insegnare, del comandare e dell’obbedire. La maggior parte del patrimonio culturale, anche di chi oggi non vuole essere affatto di destra, è residuo culturale di destra.
Toni Judt
Il problema è che i socialisti hanno sempre nutrito una fiducia incondizionata nella razionalità degli uomini.
Lo stile materialista ed egoísta della vita contemporánea non è inerente alla condizione umana. Gran parte di quello che a noi pare “naturale” data dalla decade del 1980: l’ossessione per la creazione di ricchezza, il culto della privatizzazione e del settore privato, le crescenti differenze tra ricchi e poveri. E, soprattutto, la retorica che li accompagna: un’acrítica ammirazione per i mercati sregolati, il disprezzo per il settore pubblico, l’illusione della crescita infinita.
Gustav Landauer
Lo Stato non è qualcosa che si può distruggere con una rivoluzione, dato che esso esprime una condizione, una certa relazione tra gli esseri umani, una modalità del comportamento umano; lo possiamo distruggere solo contraendo altri tipi di relazioni, assumendo altri tipi di comportamento.
L’anarchia non riguarda il futuro, riguarda il presente; non è questione di ciò che speri, è questione di come vivi.
Giacomo Leopardi
Passeggere: Quella vita ch’è una cosa bella, non è la vita che si conosce, ma quella che non si conosce; non la vita passata, ma la futura. Coll’anno nuovo, il caso incomincerà a trattar bene voi e me e tutti gli altri, e si principierà la vita felice. Non è vero? Venditore: Speriamo.
La ragione è un lume; la Natura vuol essere illuminata dalla ragione, non incendiata.
Primo Levi
Perché la memoria del male non riesce a cambiare l’umanità? A che serve la memoria?”
Tutti coloro che dimenticano il loro passato, sono condannati a riviverlo.
Se si escludono istanti prodigiosi e singoli che il destino ci può donare, l’amare il proprio lavoro (che purtroppo è privilegio di pochi) costituisce la migliore approssimazione concreta alla felicità sulla terra. Ma questa è una verità che non molti conoscono.
Jack London
Non era della loro tribù, non poteva parlare il loro gergo, non poteva far finta di essere come loro. La maschera sarebbe stata scoperta e, per altro, le mascherate erano estranee alla sua natura.
Dalla creazione del mondo, la barbarieumana non ha fatto un solo passo verso il progresso. Nel corso dei secoli, l’abbiamo soltanto ricoperta con una mano di vernice, nient’altro.
Herman Melville
Noi non possiamo vivere soltanto per noi stessi. Le nostre vite sono connesse da un migliaio di fili invisibili, e lungo queste fibre sensibili, corrono le nostre azioni come cause e ritornano a noi come risultati.
Io sono tormentato da un’ansia continua per le cose lontane. Mi piace navigare su mari proibiti e scendere su coste barbare.
Dell’amicizia a prima vista, come dell’amore a prima vista, va detto che è la sola vera.
Albert Frederic Mummery
La via più difficile alle cime più difficili è sempre la cosa giusta da tentare, mentre i pendii di sgradevole pietrisco vanno lasciati agli scienziati. Il Grépon merita di essere salito perché da nessuna altra parte l’alpinista troverà torrioni più arditi, fessure più selvagge, precipizi più spaventosi. Assolutamente impossibile con mezzi leali.
George Orwell
Sapere dove andare e sapere come andarci sono due processi mentali diversi, che molto raramente si combinano nella stessa persona. I pensatori della politica si dividono generalmente in due categorie: gli utopisti con la testa fra le nuvole, e i realisti con i piedi nel fango.
Così come per la religione cristiana, anche per il socialismo la peggior pubblicità sono i suoi seguaci.
Ciò che le masse pensano o non pensano incontra la massima indifferenza. A loro può essere garantita la libertà intellettuale proprio perché non hanno intelletto.
Hugo Pratt
Quelli che sognano ad occhi aperti sono pericolosi, perché non si rendono conto di quando i sogni finiscono.
Forse sono il re degli imbecilli, l’ultimo rappresentante di una dinastia completamente estinta che credeva nella generosità!… Nell’eroismo…
Élisée Reclus
L’Anarchia è la più alta espressione dell’ordine.
Se noi dovessimo realizzare la felicità di tutti coloro che portano una figura umana e destinare alla morte tutti coloro che hanno un muso e che non differiscono da noi che per un angolo facciale meno aperto, noi non avremmo certo realizzato il nostro ideale. Da parte mia, nel mio affetto di solidarietà socialista, io abbraccio anche tutti gli animali.
Mario Rigoni Stern
I ricordi sono come il vino che decanta dentro la bottiglia: rimangono limpidi e il torbido resta sul fondo. Non bisogna agitarla, la bottiglia.
Domando tante volte alla gente: avete mai assistito a un’alba sulle montagne? Salire la montagna quando è ancora buio e aspettare il sorgere del sole. È uno spettacolo che nessun altro mezzo creato dall’uomo vi può dare, questo spettacolo della natura.
Il tempo, nella vita di un uomo, non si misura con il calendario ma con i fatti che accadono; come la strada che si percorre non è segnata dal contachilometri ma dalla difficoltà del percorso.
Albert Robida
Mio caro Mandibola – diceva quasi sempre Farandola terminando – abbandono definitivamente ogni idea di riforma sociale, e mi lancio con tutte le vele spiegate, nella più vasta industria. Gli affari, il commercio, ecco ciò che mi occorre; e dal momento che le grandi imprese sono necessarie alla mia salute, avanti con le gigantesche speculazioni commerciali!
Il vecchio telegrafo permetteva di comunicare a distanza con un interlocutore. Il telefono permise di sentirlo. Il telefonoscopio superò entrambi rendendo possibile anche vederlo. Che si può volere di più?
J. D. Salinger
Io sono una specie di paranoico alla rovescia. Sospetto le persone di complottare per rendermi felice.
La più spiccata differenza tra la felicità e la gioia è che la felicità è un solido e la gioia è un liquido.
Camillo Sbarbaro
Se potessi promettere qualcosa se potessi fidarmi di me stesso se di me non avessi anzi paura, padre, una cosa ti prometterei: di viver fortemente come te sacrificato agli altri come te e negandomi tutto come te, povero padre, per la fiera gioia di finir tristemente come te.
Nella vita come in tram quando ti siedi è il capolinea.
Si comincia a scrivere per essere notati, si seguita perché si è noti.
Il mondo è una sintesi delle nostre sensazioni, delle nostre percezioni e dei nostri ricordi. È comodo pensare che esista obiettivamente, di per sé. Ma la sua semplice esistenza non basterebbe, comunque, a spiegare il fatto che esso ci appare.
Se questi dannati salti quantici dovessero esistere, rimpiangerò di essermi occupato di meccanica quantistica.
Johann Gottfied Seume
Camminare è l’attività più libera e indipendente, niente vi è di peggio che star seduti troppo a lungo in una scatola chiusa.
In tutta la mia vita non mi sono mai abbassato a chiedere qualcosa che non abbia meritato, e nemmeno chiederò mai quel che ho meritato finché esistono in questo mondo tanti mezzi di vivere onestamente: e quando poi anche questi finissero, ne resterebbero alcuni altri per non vivere più.
George Steiner
Tutta la metafisica è un ramo della letteratura fantastica.
Ungenio degli scacchi è un essereumano che concentra doni mentali ampi e poco compresi, e lavora su un’impresaumana alla fine insignificante.
L’etichetta di homo sapiens, a parte pochi casi, probabilmente è solo un’infondata millanteria.
Robert Louis Stevenson
Non chiedoricchezze, né speranze, né amore, né un amico che mi comprenda; tutto quello che chiedo è il cielo sopra di me e una strada ai miei piedi. Io non ho viaggiato per andare da qualche parte, ma per il gusto di viaggiare. La questione è muoversi.
La politica è forse l’unicaprofessione per la quale non viene ritenuta necessaria alcuna preparazione specifica.
Non c’è valore nella vita eccetto ciò che scegli di mettere in essa e nessuna felicità in nessun posto eccetto ciò che gli apporti tu.
Sebastiano Timpanaro
Scrivere significa svolgere un ragionamento che deve servire a illuminare un problema e a convincere delle intelligenze. Senza esibizioni, senza narcisismi, senza trucchi o effetti speciali. Seguendo la logica e le procedure della ragione, senza gli orpelli della retorica e senza gli appelli alle emozioni. Chi scrive offre al lettore la propria coerenza di ragionamento e lo invita ad analoga coerenza.
Alexis De Tocqueville
Se cerco di immaginarmi il nuovo aspetto che il dispotismo potrà avere nel mondo, vedo una folla innumerevole di uomini eguali, intenti solo a procurarsi piaceri piccoli e volgari, con i quali soddisfare i loro desideri. Al di sopra di essi si eleva un potere immenso e tutelare, che solo si incarica di assicurare i loro beni e di vegliare sulla loro sorte. È assoluto, particolareggiato, regolare, previdente e mite. Rassomiglierebbe all’autorità paterna se, come essa, avesse lo scopo di preparare gli uomini alla virilità, mentre cerca invece di fissarli irrevocabilmente all’infanzia; ama che i cittadini si divertano, purché non pensino che a divertirsi. Non potrebbe esso togliere interamente loro la fatica di pensare e la pena di vivere?
In una rivoluzione, come in un racconto, la parte più difficile è quella di inventare un finale.
Sergio Toppi
Io detesto essere chiamato artista: sono disciplinato, come tutti quelli che fanno fumetti. Considero il fumetto un lavoro molto artigianale, in certi casi di ottimo livello, ma sempre artigianale. È chiaro che non siamo pelatori di patate, è un lavoro per cui occorre una certa sensibilità, ma il fumetto rispetto a quello che viene considerato la creazione artistica è molto più severo.
Il suo lavoro tende alla perfezione, per semplice senso del dovere. Il dovere di essere sempre più bravo, il dovere di continuare ad imparare, perché non si finisce mai d’imparare a questo mondo, specie per chi si è assunto l’incarico di creare immagini, di mettere la propria fantasia e le proprie risorse al servizio degli altri.
Alfred Wallace
Questa progressione, per piccoli passi, in varie direzioni, ma sempre controllata ed equilibrata dalle condizioni necessarie, soggette alle quali solo l’esistenza può essere preservata, può, si crede, essere seguita in modo da concordare con tutti i fenomeni presentati da esseri organizzati, la loro estinzione e successione nelle epoche passate, e tutte le straordinarie modificazioni di forma, istinto e abitudini che esibiscono.
Charles Waterton
Mentre mi avvicinavo all’orango questi mi venne incontro a mezza strada e ci accingemmo subito ad un esame delle rispettive persone. Ciò che mi colpì più vivamente fu la non comune morbidezza dell’interno delle sue mani. Quelle di una delicata signora non avrebbero potuto essere di una grana più fine. Egli si impossessò del mio polso e scorse con le dita le vene azzurrine che vi si trovavano; io per parte mia, mi ero perso nella contemplazione della sua enorme bocca prominente. Con la massima cortesia egli lasciò che gliela aprissi, cosicché potei esaminare a mio bell’agio le sue magnifiche file di denti. Poi ci mettemmo l’un l’altro una mano intorno al collo, restando per un po’ in questa posizione.
Attribuire un titolo alla raccolta di “articoli” è complicato. Il motivo è semplice: gli argomenti trattati sono disomogenei. Mi sono concesso di dire la mia sulla polvere e sui libri, sul vagare per boschi e per monti, sulle nuvole d’acqua e di bit, sul leggere e sullo scrivere, e su altri temi ancora, senza una competenza specifica che non ho e non millanto.
Alla fine il materiale è quindi classificabile come una “collezione” di opinioni personali, a volte in contraddizione fra loro, altre volte unite da un esile filo.
Ma, una “collezione” di cosa? Di “licheni” direi, quelli che attecchiscono sulla nuda roccia, in ambienti inospitali ai quali i più non pongono attenzione perché distratti da altre più evidenti bellezze del creato. Ecco, sento di avere una predilezione per gli sguardi rivolti a “esistenze in sordina”, direbbe Camillo Sbarbaro.
Il tutto forse non sarebbe mai nato se i Viandanti delle Nebbie non esistessero. La nebbia è la condizione climatica costante per chi è in cerca di un po’ di conoscenza, ma penetrarvi con lo spirito del viandante, attento ai segnali minimi che arrivano da ciò che lo circonda, aiuta ad orientarsi e a dare un senso e una direzione al cammino.
A chi ama la montagna i licheni fanno tornare in mente l’omonima collana dell’editore Vivalda (il logo ne raffigurava uno), ma niente di più.
In quasi tutti gli altri queste croste non suscitano alcuna emozione, se non un vago ricordo scolastico. Per dire quanto poco rilevanti fossero considerati anche in ambito scientifico, basta ricordare che solamente nella seconda metà dell’Ottocento si è scoperto che sono una simbiosi tra un alga ed un fungo.
Eppure da sempre se ne sfruttano le proprietà: gli Egizi, ad esempio, li usavano per mummificare i faraoni, o per scopi medicinali e cosmetici; e oggi vengono usati anche per le proprietà inibitorie nei confronti dell’HIV. Alcune specie sono usate per insaporire delle zuppe in Giappone, oppure per fare il pane, sempre in Egitto, e se ne cibano le alci e le renne natalizie nei paesi nordici.
Tutto ciò non è nemmeno servito ad assegnare loro una nomenclatura vulgare che evocasse una qualche simpatia o li rendesse immediatamente distinguibili. C’è stata invece una rincorsa da parte dei botanici a scovare nomi bizzarri e impronunciabili per le diverse specie, come Phaeophyscia insignis o Caloplaca ferruginea, che non hanno certo aiutato a farli conoscere e ricordare.
“Gli è che l’albero vive d’una vita tanto più piena e armoniosa della nostra, che dargli un nome è limitarlo; mentre gli incospicui e negletti licheni, a salutarli a vista per nome, pare di aiutarli ad esistere”.
Se però proviamo a focalizzare l’attenzione su questa forma di vita elusiva, scopriamo molteplici aspetti interessanti: queste “croste” si formano un po’ dovunque, anche in ambienti urbani, colonizzando luoghi dove ad uno sguardo superficiale sembra non esserci vita. Assumono molte forme e creano bizzarre protuberanze che, viste attraverso una lente, stupiscono per bellezza e varietà.
“Il lichene prospera dalla regione delle nubi agli spruzzati dal mare. Scala le vette dove nessun altro vegetale attecchisce. Non lo scoraggia il deserto; non lo sfratta il ghiacciaio; non i tropici o il circolo polare. Sfida il buio della caverna e s’arrischia nel cratere del vulcano. Teme solo la vicinanza dell’uomo. Per questa sua misantropia, la città è la sola barriera che lo arresta. Se lo varca, o va a respirare in cima ai campanili o, con la salute, ci rimette i connotati. Il lichene urbano è sterile, tetro, asfittico. Il fiato umano lo inquina.”
Si è scoperto che i licheni sono ottimi biondicatori, in grado di segnalarci il livello di inquinamento presente in atmosfera perché sono particolarmente sensibili all’anidride solforosa e agli ossidi d’azoto.
Si presentano crostosi sulle pietre, fruticosi sugli alberi o in altre morfologie complesse. Sono opere d’arte viventi: alcuni esemplari sono esteticamente davvero molto belli, contraddistinti da una variabilità di colori e forme davvero uniche. E a dispetto della loro apparente anonimità ci parlano, suggerendoci inattese metafore della vita.
Ci sono quelli aggrappati agli alberi (ancorati ad essi nella disperata tensione di esistere), quelli sulle lapidi nei cimiteri (c’è vita nel luogo dove si esalta la non vita) o quelli su staccionate e cancelli (loro le barriere le superano e le inglobano).
Lavorano in silenzio, coprono ed erodono anche le brutture che noi umani disseminiamo sulla terra. Sono molto fiducioso nell’operato di questi alacri operai che colonizzano e lentamente disgregano le superfici di molte orride palazzine nate nel boom economico.
“Più tardi, preso a mano dalla mia predilezione per le esistenze in sordina, mi volsi a forme più scartate di vita”.
Durante il regime fascista un uomo (unico in questo) venne indagato per un’intensa attività ritenuta potenzialmente pericolosa, quale il traffico con l’estero di pacchi contenenti croste secche e barbe vegetali: licheni appunto.
Era Camillo Sbarbaro: traduttore, poeta e scrittore che nemmeno nella smania odierna di celebrazioni anniversarie, è stato oggetto di particolari attenzioni, malgrado ricorressero i cinquant’anni dalla morte (avvenuta nell’ottobre 1967). E nemmeno ci sono state riedizioni dei suoi scritti.
Probabilmente ne sarebbe stato felice: era refrattario alle attenzioni.
Sbarbaro è conosciuto (quando lo è) soprattutto per una poesia dedicata al padre.
“Mi ingombra la stanza, la impregna di sottobosco un erbario di licheni. Sotto specie di schegge di legno, di scaglie, di pietra contiene pocomeno un Campionario del Mondo. Perché far raccolta di piante è farla di luoghi”.
Dopo una vita peregrina in Liguria, si rifugiò in una piccola casa a Spotorno, nascosta in un caruggio impervio e priva di ogni comodità moderna (telefono, elettrodomestici, radio e televisione), al cui interno – dicono i pochi visitatori che vi furono accolti – si respirava l’odore del bosco.
“Camminare è stato sempre il mio modo migliore di vivere. La Liguria litoranea l’ho percorsa e la conosco passo per passo dalla Spezia a Ventimiglia”.
Con pochi amici, come Eugenio Montale, Dino Campana e Ezra Pound, amava percorrere i sentieri della riviera ligure, cercando esemplari di licheni che poi catalogava e classificava.
Sbarbaro usava la sua raccolta botanica anche per sbarazzarsi di ospiti sgraditi: bastava che cominciasse a descriverne minuziosamente i talli, i lobi e le lacinie … ed improvvisamente il malcapitato si ricordava di un irrinunciabile impegno altrove.
Era un uomo contraddistinto dalla pacatezza nell’indole e dalla frugalità nel quotidiano, imposta anche dalle risicate possibilità economiche. Non conobbe mai un grande successo editoriale.
I titoli dei suoi volumi sono anch’essi indicativi del minimalismo ante litteram che lo qualificava: Pianissimo, Rimanenze, Trucioli, Scampoli, Fuochi fatui, Cartoline in franchigia.
I suoi versi e le sue prose parlavano di natura, di aspetti intimi e semplici del vivere quotidiano: e non inseguivano, né nel linguaggio né nei contenuti, la moderna ricerca della provocazione e della rottura fine a se stessa. Non scriveva per compiacere o per stupire, ma per rispondere a uno stimolo interiore genuino, ciò che gli imponeva di scarnificare le parole nella lucida ricerca del termine più appropriato.
A riprova della sua elusività, prima di morire ebbe la benevolenza di bruciare molti dei suoi scritti preparatori, lasciando ai posteri solo le versioni che erano per lui definitive, in modo da evitare lo sfrugugliare post mortem sull’evoluzione della sua poetica e sulla sua vita privata.
La stessa meticolosità che lo distingueva nello scrivere, nella ricerca di un linguaggio il più possibile sobrio, la riversò anche nelle ricerche botaniche, tanto da diventare uno dei lichenologi più importanti dell’epoca, pur essendo un autodidatta: le sue collezioni sono conservate in giro per il mondo.
Che cosa sono i licheni se non “esistenze in sordina”, capaci di abitare dove la gran parte degli altri esseri viventi non riesce a sopravvivere e, con le loro peculiarità, di creare le condizioni ambientali idonee affinché quelli più “evoluti” colonizzino in un secondo tempo?
Anche la società umana ha bisogno di “esistenze in sordina” come fu quella di Camillo Sbarbaro. Lei non lo sa, e probabilmente neppure è necessario che ne sia cosciente. Ciò che conta è che la specie umana abbia in sé gli anticorpi per generare persone che vivano in punta di piedi, ricercando l’essenzialità nelle azioni e nelle parole, l’elusività della mitezza, il discernimento tra apparenza e concretezza.
C’è speranza che queste esistenze creino, nonostante tutto, l’humus per un substrato della selva umana migliore.
Passiamo ai fatti, sarà meglio che vada ad aprire le finestre, c’è sentore di sottobosco.