Parola all’immagine

ovvero l’arte della ricerca iconografica

di Fabrizio Rinaldi, da Sottotiro review n. 9, novembre 2002

Gli articoli comparsi finora sulla rivista hanno contratto un debito che è venuto il momento di pagare. Un debito nei confronti degli artisti che, loro malgrado, hanno contribuito a rendere più accattivanti i testi. E non è improbabile che, spesso, le immagini abbiano espresso molto più chiaramente i concetti di quanto potessero fare le parole scritte.

I testi nascono da una mozione interna alla denuncia, alla riflessione e alla constatazione.

Le immagini arrivano dopo, e spesso l’autore dell’articolo non se ne cura. Paolo ed io, di conseguenza, ci improvvisiamo “art director” e cominciamo a scartabellare nella sua variegata e ricca biblioteca, alla ricerca dell’adeguato corredo iconografico.

Le immagini devono essere preferibilmente in bianco e nero, avere un sapore di antico e finito, e collegarsi ovviamente, anche solo per assonanza, all’argomento trattato.

Le ricerche iniziano sempre dai fumetti. Ken Parker e Corto Maltese, oltre ad essere modelli di vita, sono fonti inesauribili di citazioni.

Poi saccheggiamo i libri “vecchi”, quelli che non avevano pagine patinate e colorate, ma erano ricchi di riproduzioni di stampe, litografie e incisioni.

I libri d’arte e quelli sul vecchio west sono infine nostro pane quotidiano.

Così la razzia iconografica incomincia …

I regimi demagogici ci chiedono di rinunciare ai libri, marchiati come oggetti superflui; i regimi totalitari ci impongono di non pensare, vietando, minacciando e censurando; entrambi vogliono che diventiamo stupidi e accettiamo la nostra degradazione senza reagire, incoraggiando perciò il consumo delle più insulse brodaglie. In tali condizioni i lettori non possono essere che sovversivi.   ALBERTO MANGUEL

È impossibile qui ringraziare tutti gli autori, a volte sconosciuti, che hanno arricchito la rivista. Ma credo che il migliore dei ringraziamenti sia proprio il fatto di averli citati.

Sarebbero anche state necessarie didascalie chiarificatrici, ma probabilmente avrebbero meritato più spazio dell’articolo stesso.

Scusandoci dei nostri furti ci limitiamo quindi a commentarne una, quella che accompagna questo pezzo.

L’immagine riprodotta ha una particolarità che la rende unica: mentre i nostri articoli nascono sempre con la stesura del testo – la ricerca delle immagini è successiva – in questo caso è avvenuto l’opposto.

Ricercando, appunto, immagini per questo numero di Sottotiro mi è capitata tra le mani una stampa che illustra il libro Una storia della lettura di Alberto Manguel, e mi è nato il desiderio di scrivere un articolo che la commentasse.

Tratta dal Practical Magazine di New York del 1873, è la più antica raffigurazione di un lector  in una fabbrica di sigari.

Il lector era l’operaio che durante la metà dell’Ottocento veniva pagato dai colleghi per leggere nelle fabbriche cubane di sigari.

Inizialmente questi “operai specializzati” leggevano il bollettino del primo sindacato cubano, ma presto si trasformarono in voce del popolo ignorante (il 75% della popolazione era analfabeta). Il lector leggeva libri di storia, di narrativa, di poesia e persino di economia politica.

La noia per i gesti ripetitivi del sigaraio era scacciata dalla voce del lector, che leggeva quotidiani al mattino e romanzi al pomeriggio.

Ogni commento era proibito, si doveva aspettare il termine della lettura per le considerazioni.

Pare che il libro di maggior successo fosse Il conte di Montecristo di Alexandre Dumas, tanto che gli operai chiesero e ottennero dall’autore il permesso di intitolare i sigari fabbricati col nome del protagonista.

Ovviamente questa attività fu molto presto proibita, perché “distraeva” i lavoratori dalle loro mansioni.

 

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