Ogni passione spenta

di Paolo Repetto, da Sottotiro review n. 9, novembre 2002

Questo numero di Sottotiro, nono della serie, sesto delle edizioni dei Viandanti, è assolutamente inutile. Non è una novità, lo erano anche gli altri. Ma questo è diverso. C’è di più. È infatti assolutamente inutile non solo negli esiti, come i precedenti, ma già negli intenti. È quindi animato da una nuova consapevolezza. Vuole essere inutile, a tutti gli effetti. Non influirà sul PIL, né su quello nazionale né tantomeno su quello privato dei redattori, non aprirà inediti orizzonti, non favorirà scambi culturali e non cementerà vecchie amicizie. Rinuncia in partenza a qualsivoglia ambizione polemica o letteraria, e a dire il vero per ottenere tutto ciò non è stato necessario un grosso sacrificio, è bastato continuare sulla vecchia linea.

Che bisogno c’era allora di questa dichiarazione, se nella sostanza non è cambiato niente? Beh, intanto urgeva la necessità di un editoriale: la regola è questa e una chiave di lettura occorre pur darla. E poi c’è il fatto della scommessa. Questo numero nasce, a distanza di tre anni dall’ultimo uscito, solo in risposta ad una scommessa. Ci eravamo ripromessi di arrivare sino a dieci, ci sembrava il minimo perché una rivista potesse ambire ad una presenza «storica». Non ce l’abbiamo fatta. Non siamo stati sorretti da sufficiente spirito, o forse siamo rimasti ingenuamente delusi dall’assenza di un qualsivoglia riscontro, o semplicemente non ci divertivamo più. Sta di fatto che abbiamo finito per parlarne sempre più raramente, dando per scontato che era finita un’epoca, o più modestamente il momento magico dei Viandanti delle Nebbie. Ma le scommesse vanno onorate, prima di tutto quelle con se stessi, se si vuol mantenere un minimo di autostima; e quindi il tarlo ha continuato a lavorare, in tutti questi anni, e a non dare pace. Ed ecco il risultato, l’ormai dato per disperso numero nove. Il Nove sarà dunque solo la penultima rata, pagata oltre scadenza, di un debito che avevamo contratto con noi stessi sei anni fa (e pare un secolo) e che intendiamo estinguere. Non vuole dimostrare niente, non vuole fingere che siano ancora in vita sodalizi e sentimenti e speranze che semplicemente, senza drammi, hanno lasciato il posto ad altro. Ci siamo ancora divertiti a farlo, crediamo che qualche attimo di piacere la lettura di queste pagine possa regalarlo, senza sottrarne alla conoscenza (quale?). E questo ci basta per promettere che un giorno, forse tra altri tre anni, o invece solo fra tre mesi, comparirà anche il fatidico dieci. Che sarà magari uno speciale, denso di stimoli e di ricordi e di esperienze nuove; oppure, più realisticamente, un numero di commiato. Mesto, solitario e definitivo.

 

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