I figli del deserto

Prospettive e retrospettive
Dialoghi a distanza con Edoardo Ferrarese

di Paolo Repetto, 2 maggio 2017

Carissimo Dario,

mi sa che abbiamo aperto una rubrica molto privata. Potremmo intitolarla “Il contrappunto”, oppure “Universi paralleli”. L’idea mi diverte, e soprattutto mi offre qualche motivazione a scrivere in un periodo di assoluta siccità. Non che scrivere sia obbligatorio, altrimenti non sarebbe un piacere, ma non mi rimane molto altro, e non vorrei perdere anche questo vizio.

Temo però a questo punto che le mie recensioni al recensore viaggeranno un po’ tutte sulla stessa falsariga. Saranno viziate dalla non comparabilità dei gusti e delle esperienze. Tanto per riagganciarci al tema della volta scorsa, la velocità delle trasformazioni avvenute nell’ultimo mezzo secolo mi ha sbalzato fuori dal treno, e ora sto seduto al bordo della massicciata a vederlo passare, poco curioso persino della direzione (il che non significa che non mi piaccia veder passare i treni).

Cerco di spiegarmi. I testi di Edoardo li leggo sulla web page di “L’uomo con la valigia”, e prevedendo ormai che mi chiederai un parere li leggo su due livelli. Al primo livello cerco di immaginare la platea dei lettori, e di immedesimarmi in loro, per quanto possibile, perché ho idea che siano tutti più giovani di me. Sono convinto che in quelle righe si riconoscano, e in questo senso anche il nuovo pezzo di Edoardo è perfetto. Non solo il ragazzo ha stoffa, ma sa scrivere in totale e sorprendente sintonia con l’oggetto della sua scrittura. In fondo Salvatores è un regista della generazione precedente, racconta un mondo e delle persone diversi dal suo e dai suoi coetanei. E invece Edoardo ti fa cogliere il sapore di Marrakesh Express senza dirti quasi nulla degli ingredienti, cosa tutt’altro che facile. C’è persino un po’ di effetto “virato seppia”, una sorta di salsa di soia che conferisce “esotismo”, sia ambientale che temporale. Quindi, tanto di cappello.

Poi passo al secondo livello (in realtà il procedimento è inverso, ma fa lo stesso). Leggo per me. Trovo che il pezzo è un ottimo saggio di bella scrittura. Ma tutto finisce lì. Il fatto è che non mi stupisce. Ora, io non penso come Giovanbattista Marino che sia “del poeta il fin la meraviglia”, o almeno, non lo penso nel senso che intendeva lui. Penso però che “il fin” debba essere quello di inocularti un piccolo tarlo. Il pezzo di Edoardo in effetti mi ha fatto riflettere, ma nella stessa direzione di quello della volta scorsa. Mi ha fatto riflettere sulla distanza che passa tra un settantenne e un ventenne (potrebbe essere probabilmente la stessa anche con un cinquantenne) rispetto a un tema come quello dell’amicizia. Mi riferisco ad una percezione indotta non dall’età, perché credo che l’amicizia non abbia età, ma dal senso che alla parola dà una diversa epoca. Dubito tuttavia che chi ha meno anni di me abbia la stessa reazione. Immagino che l’idea che solo il viaggio e la fuga possano cementare un’amicizia sia moneta corrente nella società liquida. E in questo senso sarebbe davvero assurdo pretendere da Edoardo qualcosa di diverso.

Qui è necessario un inciso. Non amo molto i film di Salvatores. Mi sembrano solo la versione intelligente di quelli di Boldi e De Sica (la versione intermedia è quella di Muccino senior). Non mi piacciono i personaggi che racconta e i rapporti che ipotizza tra questi personaggi. Soprattutto quando questi rapporti prendono il nome di amicizia. Intendiamoci, non che i personaggi e le dinamiche che intercorrono tra di loro non siano realistici, anzi, è forse proprio per questo che non mi piacciono. Salvatores racconta a mio giudizio realisticamente un mondo di fasulli (gli stessi che nella versione splatter o in quella patetica sono narrati dai Vanzina o da Muccino). Gente che ha bisogno di andare in Marocco, di creare situazioni artificiali ed effimere, di condividere esperienze estreme per tenere in vita un’amicizia che a quanto pare non è affatto tale, altrimenti non avrebbe problemi a sopravvivere anche nel Basso Monferrato. Che crede di riempire un contenitore vuoto con scherzi idioti, ripicche, partite di pallone improvvisate in ogni dove. Li rappresenta come un branco di idioti, ma mira a raccogliere attorno a loro complicità e simpatia. Se fai mente locale, da almeno tre decenni il cinema italiano gioca su questi registri.

Non amo dunque i film di Salvatores non perché siano anche loro fasulli, ma perché sono lo specchio veritiero di una generazione lasciata allo sbando in un deserto di valori (ecco semmai una simbologia efficace, credo del tutto involontaria, da cogliere nel film) da quella precedente, la mia (e qui però mi chiamo fuori: durante un dibattito, ad uno che se ne era uscito con “chi non si è mai fatto raccomandare scagli la prima pietra” ho tirato una bottiglietta, vuota, di plastica – pietre sul tavolo non ce n’erano. Non mi ha nemmeno denunciato).

Edoardo appartiene alla generazione ancora successiva, che dell’amicizia conosce la versione circolante su Facebook. È più che giusto che guardi ai quattro aspiranti beduini e alle loro disavventure come ad un mondo fascinoso e perduto. Soprattutto dopo che per mezzo secolo uno stuolo di maîtres à penser, intellettuali, cineasti, santoni, filosofi, hanno sparato a zero sui valori e sulle idealità e hanno inneggiato al pensiero debole. Ecco, se qualcuno personifica gli esiti della debolezza del pensiero “quando la vita adulta ha ormai portato via ogni sprazzo di ingenuità” a giustificarla, quelli sono proprio gli eroi di Salvatores. A dispetto di ogni catarsi finale. Se avrò occasione farò conoscere un giorno ad Edoardo un amico col quale durante questo ultimo mezzo secolo ho condiviso la montagna, ma anche e soprattutto la quotidianità del lavoro (in Ovada, uscita autostrada A26), che rivedo si e no un paio di volte l’anno, magari per una modesta salita al Tobbio, ed è come lo vedessi tutti i giorni, che stimo incondizionatamente, anche se non sempre le nostre opinioni convergono. Non ricordo che siamo mai stati assieme fuori d’Italia, se non forse per qualche gita scolastica. Abbiamo soccorso solo studenti affaticati o qualche escursionista in panne. Ma ad entrambi il mondo sembra più bello, e sarebbe comunque accettabile, anche solo perché lo abita l’altro.

Ciao Dario. Scusa la prolissità, ma te la sei cercata. A presto.

 

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