di Maurizio Castellaro, 6 maggio 2026
Le “ariette” che postiamo dovrebbero essere, negli intenti del loro estensore, «un contrappunto leggero e ironico alle corpose riflessioni pubblicate di solito sul sito. Un modo per dare un piccolo contributo “laterale” al discorso». (n.d.r.)
Prima che scomparissero per sempre, nel 2006 i palestinesi hanno inviato a Ginevra circa 500 reperti delle diverse civiltà antiche che, in oltre 3000 anni di storia, hanno avuto in Gaza il loro punto di riferimento. Alla Fondazione Merz di Torino sono oggi visibili oltre 70 di questi pezzi, oltre ad installazioni di artisti palestinesi contemporanei. All’interno, un display luminoso ricorda i numeri dell’apocalisse umana e culturale in atto in quei chilometri quadrati. Sotto, sparse a terra, cartoline di villaggi della striscia che forse oggi non esistono più perché rasi al suolo dalle ruspe. Cammino negli spazi della mostra, osservo le didascalie, leggo le poesie. Mi sento come nella camera ardente di una civiltà estinta, che come gesto estremo ha lanciato nello spazio una navicella con le sue ultime vestigia, nella speranza che possano essere scoperte e riconosciute da qualche alieno, in una galassia lontana. Poi penso che oggi questo alieno sono io. E penso che la stessa malattia che ha ridotto Gaza in macerie e fango si sta diffondendo a macchia d’olio anche nella nostra galassia morente. Mi soffermo ad osservare la teca dei semi antichi, sempre pronti a rinascere. Poi esco, in cerca di bellezza.



