Conto di Natale

di Fabrizio Rinaldi, 25 dicembre 2018, da sguardistorti 05 – 2018 Natale

È Natale, l’anno volge al termine, è tempo di regali e di bilanci.

Il nostro regalo agli amici è un nuovo Quaderno di sguardistorti, il quinto edito  in questo anno di attività. Un numero speciale, particolarmente ricco, una vera strenna. Noi invece il dono ce lo siamo già fatti,  ed è proprio il percorso che ha permesso di realizzare queste pubblicazioni.

Lo scorso gennaio usciva il primo numero, col quale, come si diceva nella presentazione del progetto editoriale, volevamo proporre, cercare e condividere “un’attenzione necessaria, ironica ma non disperata, l’unica che possa dare un senso alla nostra semplice (e, almeno per noi, non inutile) resistenza”. La risposta c’è stata. Hanno collaborato al sito forze fresche, abbiamo allargato lo sguardo in pratica su tutto il pianeta, lo abbiamo rinfrescato attraverso occhi giovani.

Oltre alla novità degli sguardistorti, il duemiladiciotto ha visto anche la riproposta su due siti internet della pluridecennale attività dei Viandanti delle Nebbie: inizialmente in viandantidellenebbie.jimdo.com/ e, con l’acquisto del dominio, in http://www.viandantidellenebbie.org.

Questo mi ha permesso di impratichirmi nella realizzazione di siti web. Con una certa dose di presunzione posso dire che, a dispetto del dilettantismo, sono prodotti piacevoli da guardare. Così come è stato piacevole realizzarli. La pubblicazione dal materiale mi ha permesso infatti di ragionare con Paolo dell’impaginazione e della grafica delle differenti collane che andavamo creando: i Quaderni dei Viandanti, gli Album dei Viandanti, i Quaderni di sguardistorti, la Biblioteca del Viandante, e di trarne qualche considerazione.

Scegliere e diversificare i font, calibrarne la giusta dimensione, impaginare copertine e libretti, realizzare i loghi, non sono attività di margine, puramente strumentali: se si cerca di conciliare l’eleganza con la sobrietà, una legittima autorevolezza con un’agevole lettura, sia in digitale che in analogico (perché ogni cosa è pensata anche nella versione cartacea), questo fa già parte del messaggio che si vuole trasmettere. Che è, molto sinteticamente: fai bene tutto quello che fai.

È meno banale di quanto sembri. Fare bene quello che si fa significa farlo con passione e conseguirne gioia. È un enorme piacere, ad esempio, cercare (e possibilmente trovare) nel mare magnum di Internet le immagini giuste per i pezzi e per i quaderni, ed è fonte anche di continue scoperte. Così come lo sono i mercatini, dove si scovano in testi destinati al macero immagini deliziose, che acquistano nuova vita e dignità quando vengono allegate ad uno articolo.

Ulteriori soddisfazioni ci dà infine la rubrica Punti di vista, dove ficchiamo consigli di lettura, di film, di siti e luoghi inusuali da visitare.

In questo mondo dove tutti possono dar voce alle personali elucubrazioni , siano il panettiere (a volte saggio) o il filosofo (a volte idiota), i nostri testi presumono di essere in discontinuità rispetto all’andazzo comune. Sicuramente rispondono alla necessità di far chiarezza anzitutto in noi stessi, e questa è la nostra personale resistenza all’omologazione.

Certo, a giudicare dal conto delle visualizzazioni del sito, l’indiano dell’immagine d’apertura ha più probabilità che qualche viandante disperso nella prateria veda la luce del sole riflessa nel suo specchio, che noi di trovare lettori nel web. Ma francamente non ce ne importa molto. Ci piace l’operazione in sé.


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