La danza del rinoceronte

di Paolo Repetto, 2017

Leonardo ha portato a scuola una ricerca su Mario Moretti. Quando mi ha chiesto di aiutarlo sono rimasto allibito. Pensavo potesse trattarsi di Nanni Moretti, o del Moretti della birra, ma mi ha fatto vedere sul diario e c’era scritto davvero Mario. A quel punto dubitavo di trovare qualcosa di utile, invece su Wikipedia hanno scritto quasi un romanzo, con tanto di foto e riproduzione di documenti. Mi chiedevo però cosa cavolo potesse farci mio nipote con la biografia di un brigatista coi baffi.

E infatti. La ricerca riguardava in realtà Marino Moretti (si era persa per strada una “n”), del quale avevano letto in classe una poesia, cosa che Leo si è ben guardato dal dirmi. Per fortuna la maestra se n’è accorta (non era così scontato) e lo ha invitato a rifare tutto. Solo allora mi ha confessato che qualche dubbio gli era sorto, perché quel Mario Moretti con la poesia sembrava entrarci davvero poco.

Avrei dovuto arrivarci da solo, perché Leonardo è incredibilmente distratto, fa le cose in fretta e furia ed è già una fortuna che non mi abbia coinvolto in ricerche su Alessandra Moretti, la dirigente pidiessina che ha anche lei la sua brava paginata su Wikipedia, corredata di foto che rendono giustizia alla sua popolarità. Quello che mi ha colpito però è che ad avere meno spazio di tutti è proprio il povero Marino, che pure era un bell’uomo, aveva i baffi anche lui e ha scritto una poesia deliziosa come Piove. È mercoledì. Sono a Cesena (non è quella letta da Leo). Sic transit gloria mundi.

Ad una riflessione un po’ più a freddo, però (lì per lì ho finto di incavolarmi, ma in realtà ho riso per due giorni), il problema mi è parso un altro. Anche trattandosi di Marino, cosa se ne farà di questa ricerca? Subito dopo ne abbiamo fatta una su Ungaretti (anni di nascita e di morte, città abitate, titoli delle raccolte, eventuali premi), anche questa nata da una poesia letta. Quale? Ho chiesto. Mah, dice che parla di soldati, ma poi non ce ne sono. È brevissima – ma non me la ricordo.

Ora, Leo è indubbiamente uno scansafatiche, ma è tutt’altro che ritardato. Se riuscissi a tenere ferma la sua attenzione per trenta secondi consecutivi potrei spiegargli la teoria della relatività (dopo essermela fatta spiegare a mia volta). Non ricorda Soldati di Ungaretti così come non ricorda la poesia di Moretti (Marino) perché non ha alle spalle alcun contesto in cui inserirle. Nessuno gli ha mai spiegato perché nelle poesie il verso si ferma a metà riga, e perché le parole vogliano dire più di quanto dicono normalmente. Non penso che questo sia imputabile alle maestre, anche se forse, invece di assegnargli una ricerca che invariabilmente richiederà l’intervento dei genitori o dei nonni e della quale non rimarrà nulla, varrebbe la pena costringerlo a mandare quelle poesie a memoria, magari dopo avergli fornito quattro rudimenti di versificazione. Purtroppo è il nuovo trend pedagogico, e le maestre si adeguano.

E così Leonardo sa tutto (o quasi) su come si estrae il petrolio, cosa interessantissima ma che non influirà molto sul prezzo che pagherà per il gas o per la benzina, ammesso che tra un mese ancora se ne ricordi. Non conosce invece, dopo cinque anni di scuola, una sola filastrocca. “Il rinoceronte / passa sopra il ponte / salta e balla / e gioca alla palla” mi è rimasto impresso sin dalla prima elementare, complice anche l’illustrazione sul libro di lettura, semplicissima e poetica. Mi ha fatto precocemente capire la bellezza del ritmo, la sua importanza per una facile memorizzazione, cosa che ho poi sfruttato in tutta la mia carriera di insegnante: ma soprattutto mi ha fatto intravvedere un mondo in cui i rinoceronti giocano a palla, e da allora quel mondo non ho fatto che cercarlo. Perdendo il mio tempo, magari, ma divertendomi senz’altro di più che a cercare in rete notizie sulla vita di Moretti (anche se Marino).

 

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