Attenti al gregge

di Marcello Furiani, da Sottotiro review n. 6, maggio1997

In questo numero l’appuntamento con la “poetica” salta. Abbiamo constatato che ci sono in giro un sacco di poeti, ma che nessuno, o quasi, è disposto a fare i conti con se stesso, a porsi delle domande e a tentare delle risposte sulle motivazioni, sul senso e sui modi del proprio poetare. Tutto ciò vorrà anche dire qualcosa, ma ne lasciamo al lettore l’interpretazione.

Proponiamo invece un testo che può essere considerato un classico, almeno in relazione allo spirito che anima la rivista, almeno quanto On the road, e che ha in comune con quest’ultimo l’anno di composizione, il 1957. È una poesia di Hans Magnus Enzensberger, autore che ha già trovato spazio su queste pagine e la cui voce, checchè ne pensino Nanni Moretti e tutta l’intellighentia scazzata, rimane una delle poche che valga la pena ascoltare. La proponiamo perchè è introvabile, essendo comparsa in traduzione italiana nel 1964 da Feltrinelli (ma è stata composta nel 1957) nella raccolta “Poesie per chi non legge poesia”, e mai più ristampata. Forse perché in questi quarant’anni le cose sono cambiate, le coscienze si sono svegliate, le pecore hanno messo zanne e artigli? forse perché, come s’usa dire oggi, “non se ne può più” (!) di impegno e serietà? o forse, più probabilmente, perchè il miglior modo per non provare schifo di se stessi è nascondere gli specchi.

A proposito di voce: nelle “istruzioni per l’uso” allegate alla raccolta Enzensberger invita i “lettori impavidi” a leggere le sue poesie ad alta voce, “con quanta voce hanno in corpo”. Provateci. Vale la pena.

Difesa dei lupi contro le pecore

Deve mangiar viole del pensiero, l’avvoltoio?
Dallo sciacallo, che cosa pretendete?
Che muti pelo? E dal lupo? Deve

da sè cavarsi i denti?
Che cosa non vi garba
nei commissari politici e nei pontefici?
Che cosa idioti vi incanta, perdendo biancheria
sullo schermo bugiardo?

Chi cuce al generale
la striscia di sangue sui pantaloni? Chi
trancia il cappone all’usuraio? Chi
fieramente si appende la croce di latta
sull’ombelico brontolante? Chi intasca
la mancia, la moneta d’argento, l’obolo
del silenzio? Son molti
i derubati, pochi i ladri; chi
li applaude allora, chi
li decora e distingue, chi è avido
di menzogna?

Nello specchio guardatevi: vigliacchi
che scansate la pena della verità,
avversi ad imparare e che il pensiero
ai lupi rimettete,
l’anello al naso è il vostro gioiello più caro,
nessun inganno è abbastanza cretino, nessuna
consolazione abbastanza a buon prezzo, ogni ricatto
troppo blando per voi.
Pecore, a voi sorelle
son le cornacchie, se a voi le confronto.
Voi vi accecate a vicenda.
Regna invece tra i lupi
fraternità. Vanno essi
in branchi.

Siano lodati i banditi. Alla violenza
voi li invitate, vi buttate sopra
il pigro letto
dell’ubbidienza. Tra i guaiti ancora
mentite. Sbranati
volete essere. Voi
non lo mutate il mondo.

HANS MAGNUS ENZENSBERGER

 

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