Elogio del “gnacapiogg”

di Nicola Parodi da un colloquio con Paolo Repetto, 27 marzo 2026

Ci capita spesso, con Paolo, davanti ad un caffè, di confrontarci sull’uso dei diversi termini che nelle nostre lingue madri designano oggetti, persone, situazioni. Questa volta si è trattato del termine alessandrino “gnacapiogg”, che ha un corrispettivo nel dialetto lermese in “sghigin”, e addirittura ne ha due, con “sghigiun” (il primo è evidentemente un diminutivo, il secondo un peggiorativo).

Considerato che quelli la cui lingua madre è stata il dialetto sono ormai una esigua minoranza, si rendono necessarie una traduzione e qualche precisazione. La traduzione letterale di gnacapiogg (e di sghigin) è “schiacciapidocchi”. Ad Alessandria “gnacapiogg” si usa per una persona eccessivamente pignola, cavillosa, noiosa e irritante, ma il termine era frequentemente utilizzato anche per indicare il barbiere, in tempi in cui il Pediculus humanus capitis aveva stabile dimora nelle chiome degli umani (vedi: Ritorno al Canton di rus, di Carlo Gilardenghi).

Normalmente il termine non è usato come un complimento: indica persone decisamente “seccanti”. Avete presente il personaggio di Fulvio portato sullo schermo da Carlo Verdone in Bianco, rosso e verdone? Il tizio logorroico e terribilmente pedante, che porta la moglie Magda oltre il limite di sopportazione: quello che pianifica e calcola ogni cosa nei minimi dettagli, e telefona all’Aci prima di uscire di casa per chiedere se guidando ad una certa velocità di crociera potrà evitare il temporale che viaggia alle sue spalle. Bene, questo, aggravato dal fatto che risulta anche un formidabile taccagno, sarebbe uno sghiggiun: e anche se quello del film è un caso esasperato, personaggi del genere esistono veramente. E ne conosco.

In genere però la sindrome è più blanda, più settoriale. Insomma, bisogna distinguere tra chi è un rompiscatole in servizio effettivo permanente e chi invece esige un’osservanza rigorosa delle regole. Paolo, ad esempio, è un maniaco dell’ordine, del rigore linguistico e del rispetto, anche fisico, per i libri. Sul resto è invece molto lasco. E io stesso per certi versi a volte rispondo ad alcune di quelle caratteristiche. Insomma, il contrario di gnacapiogg è confusionario, trasandato, disordinato, sciatto, sbrigativo, cialtrone: non necessariamente si deve rientrare in una delle due categorie, si può anche essere puntigliosi senza per forza diventare pedanti.

Per questo mi chiedo: ma siamo sicuri che gli gnacapiogg siano solo un fastidio? Perché non cominciamo invece a rivalutarne i pregi?

Allora: intanto basta poco per rendersi conto che la scienza, ad esempio, deve la sua credibilità proprio ai gnacapiogg. Fortunatamente quelli seri fra gli scienziati e gli studiosi di varie discipline usano passare al setaccio ogni articolo, ripetere più e più volte gli esperimenti per verificare che i risultati siano corretti, ecc. Al loro confronto lo gnacapiogg che si può incontrare nella vita di tutti i giorni è un bonaccione. E meno male che si comportano così, perché con i pressappochisti e i superficiali la scienza (e la società) non farebbe un passo avanti.

È invece più complicato rendersi conto che essere dei precisini minuziosi e incontentabili è utile anche nella vita normale. Tutti vorrebbero essere curati da medici scrupolosissimi, gnacapiogg all’ennesima potenza, per avere la garanzia delle cure migliori. Allo stesso modo, è pressoché universalmente riconosciuto che un direttore/collaudatore di lavori pubblici dovrebbe essere un gnacapiogg, garanzia di difesa dell’interesse collettivo. Una comunità in cui siano numerosi i pignoli può arginare i tentativi parassitari dei profittatori. Il fatto è che gli umani, vivendo in gruppo, hanno dovuto sviluppare un meccanismo cerebrale per scoprire gli imbroglioni sociali, che quando sono troppo numerosi portano alla rovina tutta la comunità. Gli gnacapiogg dovrebbero essere quindi essere considerati utili e necessari alla salvaguardia della comunità.

In realtà non funziona così. Se è vero che quasi tutti vorrebbero dei pubblici ufficiali incorruttibili, inflessibili, scrupolosi, questo vale solo quando costoro si occupano di mancanze commesse da altri; se siamo coinvolti noi ecco che preferiamo quelli che si girano dall’altra parte, e se non lo fanno siamo portati a considerarli alla stregua di sghiggin.

Dunque, vediamo di riassumere il perché uno che fa le pulci, pignolo, precisino, viene considerato un fastidio.

•   Intanto perché un pochino permalosi lo siamo tutti, e sentire qualcuno che ci suggerisce cosa fare, soprattutto se ha ragione, ci infastidisce.

•   Sicuramente quando cerca di sollecitare una valutazione diversa di un argomento che a noi può sembrare di minore importanza la cosa confligge con la normale predisposizione alla ricerca di una situazione “omeostatica” (quella che potrebbe essere tradotta con “sul divano davanti alla TV”): ovvero poco consumo di energia e zero affaticamento.

•   Lo gnacapiogg disturba la routine: è più rilassante accettare conformisticamente il giudizio del gruppo piuttosto che mettere in moto quel “divoratore di energia” che è il cervello per verificare fatti e opinioni ed esercitare una funzione critica.

•   In ciascun individuo esiste un equilibrio, sempre precario, fra la tendenza altruistica necessaria per la convivenza in un gruppo e gli impulsi genetici individualisti descritti da Richard Dawkins ne Il gene egoista. A volte il gnacapiogg diventa il grillo parlante, fortunatamente non sempre vittima di lanci di martello reali, ma solo di liquidazioni metaforiche.

Figuriamoci dunque come può essere apprezzato un atteggiamento del genere in una società che sempre meno è attenta alla precisione, che spinge a credere che tutte le opinioni abbiano la stessa validità e siano egualmente fondate e che ha abolito la distinzione tra il vero e il falso. Eppure, se pensiamo valga la pena rallentare ancora per un poco l’entropia, dobbiamo ammettere che di gnacapiogg abbiamo un grandissimo bisogno. E non sono io solo a pensarlo. Ho anche il conforto della scienza.

António Damásio un neurologo, neuroscienziato, psicologo e chi ne ha più ne metta, di fama mondiale e di autorevolezza indiscussa, argomenta e riassume così: “La mente cosciente emerge nella storia della regolazione della vita – un processo dinamico sinteticamente indicato con il termine di omeostasi–, la quale ha inizio in creature unicellulari […] prosegue poi in individui il cui comportamento è controllato da un cervello semplice e continua la sua marcia negli individui il cui cervello genera sia il comportamento, sia i processi della mente. La mente cosciente degli esseri umani – armata di sé tanto complessi e sostenuta da capacità di memoria, ragionamento e linguaggio ancora più robuste – genera gli strumenti della cultura e apre la strada a nuovi mezzi di omeostasi sociale e culturale. Compiendo un salto straordinario, l’omeostasi si guadagna così un’estensione nello spazio socioculturale. I sistemi giuridici, le organizzazioni politiche ed economiche, le arti, la medicina e la tecnologia sono altrettanti esempi dei nuovi strumenti di regolazione”.

Ora, se pensiamo che tutto questo processo non sia solo una rappresentazione che la specie umana si è costruita per giustificare varie forme di dominio e di sopraffazione (idea che malauguratamente è discesa senza trovare molti ostacoli dai piani alti della filosofia post-moderna a quello terreno del pensiero di strada) dobbiamo ammettere che di strumenti di regolazione le società evolute hanno costante bisogno. E che a questo bisogno possono rispondere solo coloro che, una volta accertatane la non arbitrarietà e l’efficacia, le regole sia del ragionamento che del comportamento le rispettano, e vorrebbero vederle rispettate anche dagli altri. Magari a volte lo fanno in maniera più pignolesca, magari possono sfiorare punte autistiche, ma sono comunque indispensabili.

È arrivato allora il momento di riconoscere i meriti degli gnacapiogg e il loro contributo al miglior funzionamento della società. Tra l’altro, con l’aria che tira, non è detto che a breve lo spidocchiamento non torni ad essere letteralmente una pratica diffusa: perché regni, imperi e repubbliche passano, ma i parassiti non si estinguono mai.

P.S.: Per una trattazione dello stesso argomento da altri punti di vista rimando a tre scritti comparsi su questo sito: Fare le pulci (30 maggio 2013) di Paolo Repetto, Altruista sarà lei! (19 dicembre 2020) di Paolo Repetto e mio, e il mio Il diritto alla felicità (22 marzo 2021).

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