Ariette 33.0: Pit stop da Don Luigi

di Maurizio Castellaro, 26 marzo 2026

Le “ariette” che postiamo dovrebbero essere, negli intenti del loro estensore, «un contrappunto leggero e ironico alle corpose riflessioni pubblicate di solito sul sito. Un modo per dare un piccolo contributo “laterale” al discorso». (n.d.r.)

Ogni tanto c’è bisogno che qualcuno ci ricordi perché nella vita abbiamo fatto certe scelte. La voce di Don Luigi Ciotti, ad esempio. Erano anni che non ascoltavo le sue parole semplici, la sua indignazione calma, la sua visione concreta e progettuale. Un prete, un uomo di fede, certo, e ce lo ricorda quel suo tenere sempre ostinatamente lo sguardo fisso sui volti, sui corpi delle persone escluse, disperate, uccise senza colpa. Ma anche un leader generativo: da 60 anni, stando piantato a Torino, ha fondato e ispirato il Gruppo Abele, Acmos, e poi Libera, che ormai ha un respiro internazionale. E soprattutto una figura profondamente politica, che vive da decenni sotto scorta, anche perché ha contribuito a scrivere leggi che danno fastidio davvero, come quella che consente il sequestro per fini sociali dei beni confiscati alla mafia. Quando si è presentato ad Alessandria qualche giorno fa ha esordito così: “Mi chiamo Luigi Ciotti, e sono solo un rappresentante di un movimento di migliaia di persone in tutto il mondo”. Sembra un vezzo, invece credo sia quello il suo segreto. Essere un leader carismatico sempre capace di evocare un “noi”, quella “città nella città” che continua in silenzio la sua azione a prescindere da chi si prende la responsabilità di agitare la bandiera. Don Ciotti ha più di 80 anni, non è eterno e non sarà mai dichiarato santo, ma io sono convinto che Libera e Gruppo Abele andranno avanti anche senza di lui, così come il movimento cooperativo che ha tanto ispirato, perché ciò che ci fa alzare ogni mattina non sono solo le persone che ammiriamo, ma i valori che, grazie anche a loro, abbiamo imparato a riconoscere come nostri.

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