di Maurizio Castellaro, 12 febbraio 2026
Le “ariette” che postiamo dovrebbero essere, negli intenti del loro estensore, «un contrappunto leggero e ironico alle corpose riflessioni pubblicate di solito sul sito. Un modo per dare un piccolo contributo “laterale” al discorso». (n.d.r).
Gli architetti lo chiamano “genius loci”, io lo chiamo “annusamento di città”, e in questi ultimi anni ho fatto parecchia pratica di questo esercizio. Domenica scorsa, ad esempio, ho annusato Cuneo. Anzitutto ti muovi con le Alpi sullo sfondo, e le Alpi si sentono, eccome. Poi Cuneo non ha scordato di essere medaglia d’oro al valor militare per il suo contributo alla Resistenza. Non a caso è la città di Giorgio Bocca, di Nuto Revelli, di Duccio Galimberti (un tipo che nel 1943, appena destituito Mussolini, è spuntato dal balcone del suo studio di avvocato per incitare i concittadini a cacciar via dall’Italia i nazisti e i fascisti). Ora Piazza Galimberti è la più grande della città, ed il suo studio è diventato un museo. La strada dello shopping di Cuneo è di impianto quattrocentesco, i negozi hanno dimensioni ridotte, e questo ha forse contribuito a tenere lontano i grandi marchi. Da qui la mia idea che la gente a Cuneo non si sia fatta ancora totalmente spappolare il cervello dal capitalismo globale. Altri indizi in questa direzione: 1) negozi di giocattoli che esibiscono in vetrina modellini di automobili che credevo fossero tornati all’altoforno; 2) scatole di cuneesi al rhum nelle pasticcerie del centro che esibiscono foto in bianco e nero fuori dal tempo. Insomma, un’atmosfera quasi anni ‘70 che mi ha lasciato a bocca aperta. Ancora: 3) nei ristoranti ti propongono rigorosamente le specialità delle valli montane, e se vai al museo archeologico ti spiegano che Cuneo l’hanno fondata nel 1100 i valligiani che sono scappati dai villaggi per unirsi e poter reagire alle vessazioni dei Marchesi di Saluzzo e del Monferrato. Poi ti ricordano anche che fino a pochi decenni fa i cuneesi emigravano per fame prima in Francia e poi in tutto il mondo, e altre cose ancora; 4) a Cuneo ho trovato una biblioteca “6-18 anni”, non avevo mai visto una biblioteca vietata ai maggiorenni, e la cosa ha un suo senso. Ho trovato anche una mostra dedicata a Pippi Calzelunghe e ad Astrid Lindgren, e mi hanno dovuto trascinare via perché sarei rimasto lì tutto il giorno.
Insomma, sono stato a Cuneo solo qualche ora e, pur nel mio modo sommamente arbitrario, mi sono fatto un’idea di che tipo di città sia. Soprattutto mi sono fatto l’idea che Cuneo sappia che città è, o almeno che sappia che immagine vuole dare di sé. Ora mi chiedo se questa consapevolezza possa essere messa in relazione con il fatto che Cuneo provincia abbia il reddito medio pro capite più alto del Piemonte e sia la prima in Piemonte per qualità della vita.
“Tu che città sei?”. Mi sembra una bella domanda da fare ad una città, e credo di essere riuscito a darmi delle (personali) risposte visitando Asti, Novara, Vercelli, Biella, alla fine anche Ovada, Acqui Terme, Tortona e Casale.
Curiosamente, è una domanda a cui faccio fatica a rispondere pensando alla città di Alessandria. Segue dibattito?

Duccio Galimberti nel 1943



