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Pubblicare? – Paolo Repetto
Ariette 27.0: Quel che non ha rimedio – Maurizio Castellaro
La lingua batte … – Nicola Parodi
Ceci n’est pas un essai!par le non auteur Giuseppe Rinaldi
La via per il cavagno colmo – Fabrizio Rinaldi
La fine di un Mondo – Giuseppe Rinaldi
Ariette 26.0: Ripensandoci – Maurizio Castellaro
Perché non possiamo non dirci democratici – Giuseppe Schepis
Tsundoku – Breve Respiro – Vittorio Righini

Pubblicare?

di Paolo Repetto, 29 ottobre 2025
Un anatema ebraico, pochissimo conosciuto, recita: “Possa il mio nemico pubblicare un libro”. Non è un augurio, anche se lo sembra, né una professione di tolleranza: è una maledizione. Ora, io non so quanto questo detto sia antico o solo vecchio, e ignorando la lingua ebraica non posso che affidarmi alla fedeltà della traduzione nella quale lo conosco: ma so che poter determinare l’epoca in cui è stato coniato sarebbe tutt’altro che indifferente. Nel caso fosse molto antico infatti quel “pubblicare” andrebbe inteso come “scrivere”

Ariette 27.0: Quel che non ha rimedio

di Maurizio Castellaro, 19 ottobre 2025
Sempre più spesso di fronte alle notizie dalla Palestina ripenso alla Shoah e alla nascita di Israele come tentativo dell’Occidente di un risarcimento impossibile, come speranza di purificazione di una ferita aperta, ancora e per sempre. L’inconcepibilità di Auschwitz si rovescia nell’inconcepibilità di un Israele terra promessa inventata, legittimata dalla forza, che afferma l’insostenibilità del suo esistere

La lingua batte …

di Nicola Parodi, da un colloquio con Paolo Repetto, 18 ottobre 2025
Sono abbastanza vecchio da aver prestato servizio di leva obbligatorio (quello pre-riforma, quindici mesi di naia), e abbastanza poco raccomandato da averlo prestato come soldato semplice, non dietro il tavolo di un ufficio ma secondo il modello old style, marcia o crepa: e per di più in un reparto dell’artiglieria someggiata (muli e mortai). Tutto sommato, al netto dei residui quasi solo linguistici del nonnismo (nel frattempo era arrivata la contestazione sessantottina), delle prevaricazioni e dell’imbecillità diffusa nelle gerarchie di comando (cose che peraltro non sono affatto scomparse, si sono soltanto ulteriormente diffuse in altri ambiti della società), di quella esperienza ho un

Ceci n’est pas un essai!

par le non auteur Giuseppe Rinaldi, non date 28 settembre 2025
Appena finite[1] le vacanze estive, capita che uno si senta in dovere di fare il punto su come ha trascorso il tempo, sulle eventuali esperienze e su ciò che ha imparato o disimparato. A questo scopo sono impaziente di raccontare ai miei dieci lettori il mio incontro, del tutto casuale, con alcuni esponenti di un nuovo movimento politico culturale che si chiama NNCBV. Ho scritto “alcuni” per ossequio abitudinario alla grammatica convenzionale, ma avrei

La via per il cavagno colmo

di Fabrizio Rinaldi, 14 settembre 2025
Quando lo propongo a mia figlia, lei accetta ad una condizione: “solo se viene anche il nonno”. Una formula che dice tutto: la fiducia riposta in me vacilla, mentre la figura del vecchio resta intatta, nonostante gli ottant’anni passati e un’autorevolezza che neppure gli acciacchi scalfiscono. Dunque, non ho più scampo: “Andiamo a funghi?”. Ecco di che si tratta: cercare il più prezioso frutto del bosco

La fine di un Mondo

di Giuseppe Rinaldi, 13 settembre 2025
Ci sono dei fenomeni che sono sotto gli occhi di tutti, ma che non vengono mai esplicitamente portati all’attenzione e fatti oggetto di analisi. Perciò restano conoscenza implicita, senza alcuna riflessione. Questi fenomeni corrispondono un po’ a ciò che Raffaele Simone ha chiamato fenomeni vaghi. Solo in particolari occasioni, in seguito a qualche evento critico, pubblico o privato, ci si rende conto – “si prende coscienza”, si diceva una volta – dell’esistenza di qualcosa di nuovo, anche se magari di assai vecchio nella sostanza

Ariette 26.0: Ripensandoci

di Maurizio Castellaro, 6 settembre 2025
Per lavoro mi rapporto quasi quotidianamente con il sistema regionale e con i suoi enti strumentali. Per sopravvivere ad anni di dolorose cornate contro i muri della burocrazia mi sono adattato in una prima fase ad un approccio Zen, mentre attualmente ricorro come contro veleno a dosi massicce di autoironia. Le righe seguenti rientrano quindi nel quadro di questa autoterapia

Perché non possiamo non dirci democratici

di Giuseppe Schepis, 4 settembre 2025
È convinzione comune che la democrazia sia il migliore dei governi possibili, ma occorre chiedersi se una qualche democrazia pienamente compiuta sia mai stata costruita; dobbiamo interrogarci circa la sua reale attuazione passata, lo stato di salute delle democrazie presenti e gli sviluppi futuri che si possono intravvedere a partire da eventi quali le ultime elezioni statunitensi, che hanno riportato al potere Donald Trump e quella squadra per certi versi sgangherata e per altri inquietante che forma il suo governo.

Tsundoku – Breve Respiro

di Vittorio Righini, 1° settembre 2025
Tsundoku, in giapponese, più o meno significa: l’abitudine di accumulare libri con l’idea di leggerli in futuro. Esiste un’ossessione corrispondente, e più accentuata, che è quella di accumulare i vinili. Componenti fondamentali per i libri, e ancor più per i dischi in vinile, sono: a) l’edizione b) le condizioni c) la copertina. Ma con i libri conta anche la qualità e l’odore della carta. Il contenuto è il più delle volte già noto nei vinili, è quindi un dato scontato, non si compra un vinile raro se sappiamo che il contenuto non è nelle nostre corde