nuovi sguardistorti

Il trifoglio di Humboldt – Paolo Repetto
La strada meno battuta – Marco Moraschi
La casetta in Canadà (con l’accento) – Paolo Repetto
Come nasce il pensiero filosofico – Paolo Repetto
Ariette 29.0: A posto così – Maurizio Castellaro
Ariette 28.0: Di poppa o di prua? – Maurizio Castellaro
Vuoti di memoria – Paolo Repetto
Alla ricerca di un impero – Paolo Repetto
Isole e isolamenti – Paolo Repetto
Deiezioni d’artista (dicembre 2025) – Paolo Repetto
Sul riordino (luglio 2025) – Paolo Repetto
Ernesto De Martino, il nichilismo e noi – Giuseppe Rinaldi
Il fine, non il mezzo – Vittorio Righini
I viaggi nel futuro del reverendo Swift – Paolo Repetto
Pubblicare? – Paolo Repetto

Il trifoglio di Humboldt

I fratelli Schlagintweit alla scoperta dell’Himalaya
di Paolo Repetto, 30 gennaio 2026
Sarà per via del cognome quasi impronunciabile, o più probabilmente perché nella cultura italiana viaggiatori ed esploratori non hanno mai goduto di molto spazio: sta di fatto che dalle nostre parti le vicende dei fratelli Schlagintweit sono pochissimo o per nulla conosciute. Eppure la storia di questi tre scienziati-esploratori bavaresi è tutt’altro che banale, sia per l’apporto che hanno dato alla conoscenza geografica che per gli eventi drammatici che li hanno visti coinvolti. Credo allora di dover rendere loro nel mio piccolo un po’ di giustizia, finché la memoria mi regge, ricucendo in un quadro passabilmente coerente i brandelli di notizia rintracciati qui e là. Nel frattempo, rimango in attesa di poter leggere prima o poi almeno la versione inglese dei Reisen in Indien und Hochasien

La strada meno battuta

di Marco Moraschi, 28 gennaio 2026
Steve Jobs diceva che decidere che cosa non fare è importante tanto quanto decidere che cosa fare. Nel suo celebre discorso a Stanford del 2005, ci ricorda l’importanza di seguire il nostro cuore e il nostro istinto, perché in qualche modo sanno già qual è il percorso giusto per noi. Non bisogna lasciarsi paralizzare dalla paura del contraddittorio o dal timore che le nostre scelte possano non essere comprese da tutti

La casetta in Canadà (con l’accento)

di Paolo Repetto, 24 gennaio 2026
Anni fa mio cugino, quasi un fratello minore adottivo, dopo un paio di viaggi in Canada aveva seriamente meditato di trasferirsi oltreoceano, preferibilmente nel Quebec. All’epoca ne abbiamo parlato molto: conosceva bene il mio entusiasmo giovanile per i romanzi di James Oliver Curwood e prima ancora per le avventure oltreconfine di Tex (quelle con Gros-Jean), nonché quello tuttora vivo per Il grande cielo e per i film con le giubbe rosse

Come nasce il pensiero filosofico

di Paolo Repetto, 23 gennaio 2026
Ero abituato da sempre a camminare a testa alta, non per una particolare spocchia ma perché mi piace guardare negli occhi la gente: sono un collezionista di volti e di sguardi. E mi piace anche scoprire o riconoscere i luoghi in cui mi muovo. Ho dovuto però cambiare le mie abitudini, e oggi cammino sempre a testa bassa, gli occhi intenti al marciapiede, per scansare le deiezioni del miglior amico dell’uomo, quelle che il peggior nemico non si sogna assolutamente di rimuovere. Stamane lungo un percorso di trecento metri

Ariette 29.0: A posto così

di Maurizio Castellaro, 16 gennaio 2026
Si chiama museoterapia ed è ormai considerata un modo per migliorare la qualità della vita, anche di chi ha problemi di salute. Alla base di tutto c’è sempre l’idea che la bellezza può cambiare l’uomo, forse salvarlo. Su questo i filosofi sono sempre stati d’accordo, da Platone a Schelling, da Schopenauer a Nietzsche. Mi chiedo che futuro può avere questa idea in tempi di turismo culturale globale. Ogni anno il Louvre registra quasi 10 milioni di visitatori (una media di 27.000 al giorno). La cartellonistica museale si adegua, e fin dalle prime sale, grazie a cartelli strategici

Ariette 28.0: Di poppa o di prua?

di Maurizio Castellaro, 2 gennaio 2026
Chiudo l’anno ponendo un interrogativo fondamentale per i nostri tempi: forse non urgente, ma probabilmente interessante per i numerosi etologi che frequentano questo sito.
Siamo uomini di poppa o di prua? Detto altrimenti: perché, al momento di posteggiare l’auto, alcuni di noi entrano sempre nel parcheggio con la parte anteriore e altri, invece, sempre con la parte posteriore? Si tratta di una scelta casuale o, al contrario, questa abitudine rivela qualcosa delle persone che siamo?

Vuoti di memoria

di Paolo Repetto, 23 dicembre 2025
Ho appena letto l’ennesimo saggio sulla storia della schiavitù (Paul E. Lovejoy, Storia della schiavitù in Africa, Bompiani 2019). È un argomento che mi intriga da sempre, da quando bambino fui sconvolto da La capanna dello zio Tom. L’idea di esseri umani ridotti in una condizione disumana, soggetti a qualsiasi arbitrio, mi faceva inorridire già a sette anni. Col tempo, quando ho realizzato che in quella condizione hanno vissuto da seimila anni a questa parte milioni, anzi, miliardi di sventurati, l’orrore è diventato mostruosità e abominio, qualcosa di intollerabile solo a pensarsi. Parlo di seimila anni perché le prime testimonianze

Alla ricerca di un impero (dicembre 2025)

di Paolo Repetto, 8 dicembre 2025
Per valutare la qualità della vita in un luogo, sia esso una nazione o una singola città, si sommano e si incrociano diversi criteri, che vanno dal tasso di istruzione a quelli di occupazione o di criminalità, dal reddito pro-capite all’aspettativa di vita, dalla qualità dell’aria e dell’acqua all’efficienza dei trasporti: ma alla fine le graduatorie che ne risultano vedono nelle primissime posizioni sempre gli stessi nomi. Ora, è evidente che queste valutazioni possono essere considerate “oggettive” solo fino ad un certo punto, perché il peso e la rilevanza dei vari parametri dipendono da chi le graduatorie le stila, e qui entrano in gioco un sacco di interessi, (dagli operatori turistici alle compagnie di bandiera

Isole e isolamenti (ottobre 2025)

di Paolo Repetto, 5 dicembre 2025
Una breve escursione sull’isola dell’Asinara mi ha lasciato parecchi interrogativi e un’impressione tutt’altro che positiva. I dubbi non riguardano la bellezza dell’isola, che persiste a dispetto di tutti gli sforzi fatti degli umani a partire almeno da seimila anni fa per rovinarla. La natura sa opporre resistenza, riadattandosi ogni volta alle diverse condizioni create dal suo peggior nemico. Certo, però, dal paleolitico ad oggi il paesaggio è cambiato molto: le specie animali introdotte dall’uomo e lo sfruttamento insensato del legname hanno diradato

Deiezioni d’artista (dicembre 2025)

di Paolo Repetto, 22 novembre 2025
Esattamente cinquant’anni fa, nel mese di dicembre, ai tempi del mio primo incarico presso l’Istituto d’Arte di Valenza, ho assistito a una singolare performance artistica messa in scena da un collega. Era un campano, insegnava una disciplina artistica, non ricordo se scultura o disegno, e portava barba e capelli alla bohemienne, un look all’epoca già demodé. Aveva costruito una grande croce in legno, che si caricò sulle spalle per trascinarla fino ad una collinetta di sabbia gelata sulla sponda del Po. Si denudò, rimase con uno straccio avvolto ai fianchi a mo’ di perizoma e si fece legare alla croce con corde che gli stringevano i polsi e i polpacci. Un paio di amici provvidero poi a issare la croce dentro un supporto già predisposto. Rimase appeso giusto il tempo per farsi fotografare per dritto e per traverso, poi si fece “depositare”

Sul riordino (luglio 2025)

di Paolo Repetto, 21 novembre 2025
Ho trascorso l’intera mattinata a mettere ordine in magazzino. In questa stagione la mattinata è lunga, inizia alle 6:30, quindi avevo grandi aspettative. Il risultato però non è all’altezza. Quando a mezzogiorno esco, volgendo indietro un ultimo sguardo per vedere l’effetto, stento a capacitarmi di aver trafficato per sei ore lì dentro, visto che non ho sistemato alcunché e il grande sgombero ha prodotto solo uno striminzito sacchetto di rifiuti. Il problema è che il magazzino non è un vero magazzino: lo chiamo così per distinguerlo dal garage, ma in realtà è un deposito per tutti gli utensili, metà dei quali fuori uso, un ricovero per mobili che si tarlano in attesa di restauro e per imballaggi e materiali di scarto

Ernesto De Martino, il nichilismo e noi

di Giuseppe Rinaldi, 12 novembre 2025
In un volume collettaneo di Ernesto de Martino, intitolato Furore, simbolo, valore, si trova un breve articolo intitolato Furore in Svezia, che contribuisce al titolo stesso della raccolta. Il furore cui si fa riferimento è un episodio accaduto nel 1956, durante il capodanno, nel centro di Stoccolma: cinquemila adolescenti abbigliati con giubbe di cuoio si erano scatenati e avevano tenuto la strada, molestando i passanti, rovesciando automobili, frantumando le vetrine ed erigendo barricate. Si ebbero scontri violenti

Il fine, non il mezzo

ricordo di Giorgio Bettinelli
di
Vittorio Righini, 8 novembre 2025
Giorgio Bettinelli (Crema, 15/05/1955 – Jinghong, 16/09/2008) è, credo, lo scrittore di viaggi italiano meno noto agli amanti del genere, e penso per una ragione precisa: perché lo conoscono prevalentemente quelli che hanno uno scooter Vespa, vecchia o nuova, giacché lui il mondo che ha raccontato nei suoi libri l’ha girato e rigirato in Vespa. Temo appunto che molti non l’abbiano letto perché i suoi libri sembrano destinati ai motociclisti. No, la Vespa è davvero solo il mezzo, non il fine; se ne parla il minimo indispensabile

I viaggi nel futuro del reverendo Swift

di Paolo Repetto, 1° novembre 2025
Ci voleva l’ennesima personalissima emergenza sanitaria per indurmi a rileggere I viaggi di Gulliver, In realtà non si è trattato di una rilettura, perché la prima volta, più di sessant’anni fa, avevo tra le mani una versione ridotta, tanto ridotta da farlo sembrare un libro di avventure. Mi sono trovato a leggere in effetti un libro completamente nuovo, e a rimpiangere di non averlo fatto prima.

Pubblicare?

di Paolo Repetto, 29 ottobre 2025
Un anatema ebraico, pochissimo conosciuto, recita: “Possa il mio nemico pubblicare un libro”. Non è un augurio, anche se lo sembra, né una professione di tolleranza: è una maledizione. Ora, io non so quanto questo detto sia antico o solo vecchio, e ignorando la lingua ebraica non posso che affidarmi alla fedeltà della traduzione nella quale lo conosco: ma so che poter determinare l’epoca in cui è stato coniato sarebbe tutt’altro che indifferente. Nel caso fosse molto antico infatti quel “pubblicare” andrebbe inteso come “scrivere”

Ariette 27.0: Quel che non ha rimedio

di Maurizio Castellaro, 19 ottobre 2025
Sempre più spesso di fronte alle notizie dalla Palestina ripenso alla Shoah e alla nascita di Israele come tentativo dell’Occidente di un risarcimento impossibile, come speranza di purificazione di una ferita aperta, ancora e per sempre. L’inconcepibilità di Auschwitz si rovescia nell’inconcepibilità di un Israele terra promessa inventata, legittimata dalla forza, che afferma l’insostenibilità del suo esistere