1997
Dalla vetta

30 dicembre 1997
A chi gli chiedeva perché si ostinasse a voler salire l’Everest, George Mallory rispondeva: perché è lì. Fatte le debite proporzioni, la risposta di Mallory spiega perfettamente il rapporto che un sacco di persone, me compreso, hanno col Tobbio. Ti vien voglia di salire sul Tobbio perché è lì, incontestabilmente. Non puoi fare a meno di vederlo, ovunque tu sia nel raggio di una cinquantina di …
Ragionare

30 dicembre 1997
Stiamo scendendo per la direttissima. Sulla sinistra un sole malato cerca riposo dietro la Colma. La temperatura è già rigida, ma stranamente non ci buttiamo a rompicollo per il crinale, come di regola ci accade. In giornate come questa l’aura del Tobbio è veramente sacrale, non si lascia profanare dalla fretta e dagli impegni domestici …
Salire

30 dicembre 1997
Mi pongo questo problema. Il Tobbio, e la montagna in genere, la letteratura, e la cultura in genere, sono dunque solo dei compensativi, falsi scopi rispetto ad un’esistenza che si rivela man mano più vuota ed arida? Me lo pongo proprio mentre sto salendo al Tobbio, con calma, e discuto di letteratura con Franco …
Scendere

30 dicembre 1997
Ho capito che salire il Tobbio stava diventando per me un rito quando ho cominciato ad amare la discesa. Lo confesso: ormai salgo al Tobbio soprattutto in funzione del piacere di tornare a valle. Scendo appagato, con la coscienza di chi ha compiuto il suo dovere e può vivere più serenamente quel che resta del giorno, o della settimana …
Sogni e sentieri

30 dicembre 1997, dagli atti di un convegno svoltosi a Tagliolo Monf.to
Sono stato invitato ad intervenire a questo convegno come rappresentante di un’associazione che si è costituita recentemente, i “Viandanti delle Nebbie”. Le caratteristiche di questo sodalizio sono piuttosto anomale, e le sue finalità potranno apparire troppo ambiziose e troppo vaghe da questa breve presentazione. Ne sono cosciente, perché risultano difficili anche a me da definire: e me ne accorgo soprattutto in questo momento …
Svizzera

30 dicembre 1997
Siamo seduti sotto il pergolato. Franco è reduce da un giro per la Svizzera, e ne porta evidenti i segni. Esordisce partendo dall’unica cosa che la Svizzera non ha: il mare. Per Franco quello stesso mare che è stato lievito della civiltà occidentale (il Mediterraneo) sembra ora risucchiarla. Un mare morto che esala miasmi di putrescenza, impesta le terre che lo circondano, contamina gli uomini e il loro pensiero. Mi viene in mente l’immagine di un buco nero, che divora la materia circostante …
Il paese di là

30 settembre 1997
“Ogni utopia è un viaggio, e ogni viaggio è un’utopia.” Non ricordo chi l’ha scritto (sempre che l’abbia davvero scritto qualcuno) e se fosse esattamente questo l’ordine della formulazione. E in fondo ha poca importanza, perché comunque la si metta l’equazione nulla perde in icasticità e nulla guadagna in correttezza. Entrambe le espressioni che la compongono sono infatti vere e condivisibili, ma la relazione che intercorre tra esse non è un’identità. È questo ciò che il facile effetto retorico, l’apparente gioco di specchi creato dal …
Misoginia?

30 settembre 1997
Se ne discute con Gianni, mentre con calma affrontiamo le prime pendici del Tobbio. L’aria è tiepida, il silenzio incanta la vallata, non è giorno da salita agonistica. Il passo si ritma sui pensieri e sulle parole, ne sottolinea le pause e le improvvise accelerazioni. Il tema è lo stesso che ritorna, con sospetta insistenza, negli ultimi nostri incontri, a testimonianza del disagio che entrambi stiamo vivendo. Si parla delle donne e dell’amicizia, della possibilità o meno di far convivere le due cose, e di come e quanto influisca la presenza femminile sulle modalità della socializzazione …
Parchi e parcheggi

30 settembre 1997
In principio era un’idea. Un’idea semplice e meravigliosa. Quella di consegnare intatto alle generazioni venture un lembo di terra dell’Oltregiogo, l’area Tobbio-Capanne di Marcarolo, un angolino non ancora insozzato da fumi, liquami e scorie del grande boom.
I presupposti, attorno alla metà degli anni settanta, c’erano tutti. C’erano ancora monti e valli, boschi e torrenti miracolosamente scampati allo scempio ambientale dei due decenni precedenti …
Se il sogno muore…

30 settembre 1997
… che ne è del sognatore? Dipende. Dipende dalla natura del sogno, e da quanto il sognatore vi aveva investito. Dipende naturalmente anche dal carattere di quest’ultimo. Si può decidere di rinunciare, di dormire una vita senza sogni, e di rifugiarsi nella tele-ipnosi di gruppo. È la fine che fanno i più, appena la vita li risveglia. Oppure ci si può ostinare a chiudere gli occhi, saltando sulla giostra delle mode stagionali e cavalcando al giro destrieri di legno, senza mai staccarsi da terra. È quanto capita ad un sacco di gente, capace di passare disinvoltamente dalla rivoluzione comunista …
C’è un nuovo sceriffo in città

30 maggio 1997
Vi proponiamo un testo che ci è parso esemplare di uno spirito aborrito dalla moderna pedagogia (e soprattutto dall’anti-pedagogia). A noi sembra bellissimo, sia letterariamente che come paradigma dell’unico vero rapporto possibile tra docente e discente. Chi ha la pretesa di insegnare deve far leva su una qualche abilità, congenita o acquisita, che gli garantisca il diritto di dettare le regole. Questa abilità ha da essere inerente non allo studio, ma alla “vita” …
In mezzo ad una strada

30 maggio 1997
Quarant’anni fa usciva negli States On the Road. È solo una constatazione, del tipo “come passa il tempo!”. Potevano essere trentotto o quarantacinque, non ha importanza, non vogliamo celebrare decennali. A dire il vero qui non ci importa nemmeno del libro in sé, quanto piuttosto dello spunto che ci offre per poche brevi considerazioni. Dunque, On the road ha quarant’anni, e nella civiltà del consumo veloce, della mitizzazione effimera, viene ancora considerato un libro …
La sera che giocai contro lo Zaire

30 maggio 1997
Il torneo era quello di Bosio. Non che fosse un gran torneo. Otto squadre, premi scarsi: ma si trattava ormai di un appuntamento fisso, ci tenevamo. Gli avversari erano alla nostra portata, li incontravamo tre o quattro volte a stagione, al giro, negli altri tornei: ma quel che contava era che a Bosio c’erano un sacco di ragazze, e giocare, dicevamo, aiuta …
Passeggiate nei boschi narrativi

30 maggio 1997, con Fabrizio Rinaldi
Gli itinerari suggeriti in questa rassegna sono frutto di scelte molto personali, in qualche modo arbitrarie, ma anche di un preciso intento: quello di proporre solo cose che in tempi diversi hanno alimentato e soddisfatto le nostre curiosità e la nostra passione …
Sul futuro delle nostre scuole

30 giugno 1996
Ho tra le mani l’Emilio di Rousseau. Mentre lo scorro non posso fare a meno di interrogarmi su che razza di uomo fosse l’autore. Mi chiedo com’è possibile che il censore di ogni pedagogia coercitiva, l’illuminato precursore di ogni moderno sistema educativo, risulti contemporaneamente il peggiore dei padri. Può la stessa persona che predica l’educazione naturale …
1996
Chi sono i Viandanti delle Nebbie?

30 dicembre 1996
Forse si farebbe prima a dire “cosa” non sono. I “Viandanti” non sono un partito politico, ma oppongono una resistenza politica ad ogni forma di omologazione istupidente; non sono un gruppo sportivo, ma praticano la disciplina sportiva più pura, quella che richiede solo buone gambe, volontà e fantasia; non sono un’agenzia di viaggi, ma promuovono una conoscenza non utilitaristica del territorio …
Storia del logo

30 dicembre 1996
La storia del logo dei Viandanti merita di essere raccontata. Dunque: siamo nel novembre del novantacinque e i Viandanti delle Nebbie hanno organizzato in Ovada una mostra su Il West nel fumetto italiano, che ospita tra le altre cose una sezione dedicata alle illustrazioni di Renzo Callegari. In occasione della chiusura provo a contattare, (senza molte aspettative ma nemmeno cerimonie, una semplice telefonata da uno sconosciuto) il maestro …
Il mio tarlo si chiama Fabrizio

30 dicembre 1996
Non so se esistano gli angeli custodi. A giudicare dalla mia esperienza direi proprio di no, sarei più propenso a credere in spiritelli maligni e dispettosi. So per certo invece che esiste una “presenza”, qualcosa che è stato definito come “tarlo della coscienza”, e che nel mio caso non si limita a lavorare da dentro, ma assume anche sembiante umano, si incarna in un correlativo oggettivo. Il mio tarlo si chiama Fabrizio …
L’alpinismo come metafora

30 dicembre 1996
Per convincersi che l’alpinismo è una pratica settaria. è sufficiente considerare i parametri sui quali si gradua la militanza. Sono straordinariamente simili a quelli in uso tra i Catari, o tra i Filadelfi di Filippo Buonarroti (ma anche nelle Brigate Rosse). Come nelle conventicole ereticali e carbonare gli adepti si raggruppano in una struttura piramidale, che prevede gradi differenziati di …
Manuale di sopravvivenza (1)

30 dicembre 1996
Perplessi a proposito di che? C’è il pericolo, a rispondere, di recare offesa all’intelligenza dei lettori. Ma un manuale che si rispetti non deve dare alcunché per scontato, meno che mai il fatto che i suoi lettori siano tutti intelligenti e abbiano idee chiare sulla perplessità. Quindi partiamo proprio da quest’ultima …
Tapiro!

30 dicembre 1996
In un parcheggio arroventato, in un pomeriggio torrido di luglio, ho visto il tapiro. Non è stato difficile scovarlo. Mi hanno portato dritto dritto alla savana d’asfalto i manifesti rosso fiammanti che per una decina di chilometri attorno ad Ovada tappezzavano muri e viadotti. Al centro l’immagine di un animalone bicolore; sopra, cubitale, la scritta “Tapiro!”, senza l’articolo e con il punto esclamativo. E sotto: “Unico esemplare in Italia!”. Li ho rivisti per giorni, non potevo farne a meno …
Teoria generale della genialità

30 dicembre 1996
Fino all’età di sei anni ero considerato un potenziale genio. Non avevo fatto granché per meritare una simile reputazione, ma all’epoca (in ogni epoca) era sufficiente saper leggere con un po’ di anticipo e preferire un libro al pallone o alla bicicletta per guadagnarsi una patente di eccezionalità presso i genitori, e di anormalità presso parenti e conoscenti. Io preferivo il libro …
La metastasi dell’utopia
Considerazioni su “Il legno storto dell’umanità” di Isaiah Berlin

3 dicembre 1996
Una naturale disposizione (curiosità onnivora e dispersiva, difficoltà ad accedere ai livelli alti dell’astrazione), coltivata e rafforzata da una formazione culturale tutt’altro che lineare (laurea in Lettere moderne, ma con tesi in Sociologia, e attenzione volta preminentemente alla storia e alle scienze biologiche) mi ha portato da sempre a preferire ai percorsi verticali della speculazione filosofica quelli orizzontali …
Battere il colpo

30 novembre 1996
Il primo numero della nuova serie di SOTTOTIRO (il numero quattro) ha ormai fatto la sua strada. Le centocinquanta copie stampate sono state distribuite brevi manu, con un criterio se vogliamo “selettivo”, che non sarà il massimo per quanto attiene alla “democraticità”, ma ci assicura che almeno in parte siano state lette …
La zappa e il tiro con l’arco

30 novembre 1996
Primo tiro, cinquemila lire. Tanto costa una freccia del modello più economico per il tiro con l’arco. Tanto ho speso, perdendo la freccia. Non c’è stato verso, è finita tra la sterpaglia del campo e non è più venuta fuori. Chi si esercita nel tiro campale conosce questa prerogativa delle frecce. Se non becchi il paglione non le trovi più, nemmeno col metal detector …
Nessun luogo è perfetto

30 novembre 1996
E torniamo a parlare di utopia. O meglio, continuiamo. Chi già conosce la rivista sa infatti che, in una salsa o nell’altra, è questo il comune denominatore sotteso a tutti gli interventi. E sa anche che, attribuendo all’utopia la natura impalpa bile del sogno (cfr. SOTTOTIRO n. 4, L’altra metà della storia), la si vuole sottrarre ad ogni imbalsamazione teorica, aprendole invece, paradossalmente, gli spazi concreti del vissuto …
Il west nel fumetto italiano

12 novembre 1996
Miki è entrato di soppiatto in una cantina polverosa, dove Salasso e Doppio Rhum stanno seduti a terra, schiena contro schiena, legati come salami. Intima loro di tacere e si avvicina per scioglierli: ma alle sue spalle spunta un braccio, e la mano impugna una pistola. “Su le mani, moccioso. Questa volta sei mio!” …
A volte ritornano

30 giugno 1996
Riprende, dopo oltre due anni, la pubblicazione di SOTTOTIRO. Non è un evento del quale parleranno stampa e televisione, nemmeno quelle locali: e questo per gli intenditori è già un marchio D.O.C., la garanzia di una proposta culturale genuinamente alternativa. La rivista torna all’insegna di una continuità e di un rinnovamento: continuità nella direzione dell’impegno, rinnovamento nella veste grafica e nel parco dei collaboratori …
L’altra metà della storia

30 giugno 1996
“L’utopia oggi non consiste affatto nel preconizzare il benessere attraverso la decrescita economica e il rovesciamento dell’attuale modello di vita; l’utopia consiste nel credere che lo sviluppo continuo della produzione sociale possa ancora portare ad un miglioramento delle condizioni di vita e che tutto ciò sia materialmente possibile”. (André Gorz) In poche righe Gorz ribalta la prospettiva nella quale è sempre stata confinata l’utopia …
Perché non sono juventino

30 giugno 1996
Già vi sento. “E chi se ne frega?” Giusto. Dopo Mosca e Mughini parlare di calcio (e tanto più della Juventus) non è soltanto stupido, è un crimine contro l’intelligenza. Ma in effetti non ho alcuna intenzione di parlarne. Il tema è un altro. È quello delle “cause perse”. E se di calcio capisco niente (anche perché non c’è niente da capire), del fascino dei perdenti posso disquisire con assoluta cognizione …
Perché scrivere?

30 giugno 1996
Scrivere sottintende una volontà di riconoscersi. Qualche volta. Più spesso sottintende invece solo l’ambizione di essere riconosciuto. Riconoscersi significa prendere coscienza di sé, essere riconosciuto significa rinunciare a questa coscienza e accontentarsi di apparire. Messo giù così suona chiaro ed essenziale. Lapidario …
Quale federalismo

30 giugno 1996
Che paese! Ci son volute le sparate di un piazzista di veleni per riscattare il federalismo dal limbo delle favole. Col rischio, più che mai concreto, di lasciarne snaturare completamente le valenze politiche e ideali. Tutta l’intellighentia cultural-progressista (non parliamo della classe politica, non ne vale la pena) ha continuato a dormire della quarta, anche di fronte al radicamento sempre più preoccupante del leghismo …

