di Leonardo Repetto, 30 giugno 2026
Mi permetto un piccolo strappo nepotistico (sperando non sia l’ultimo). Le nuove indicazioni per l’orale degli esami di maturità prevedono che il candidato produca, ad avviamento del colloquio, una brevissima presentazione di sé e del rapporto instaurato con la scuola.
Quella che segue è la presentazione concepita (all’ultimo minuto, come sempre) e proposta (oralmente: questa era la traccia base, vergata la vigilia) da mio nipote. Gli ho chiesto di poterla pubblicare perché quando dopo l’esame me l’ha letta ho provato due forti emozioni: una, per un moto di egoistico ma giustificatissimo orgoglio (la genetica non mente), l’altra perché mi sono sentito rinfrancato e rimotivato. Se i ragazzi sfornati da una scuola disastrata come quella odierna sono di questa levatura, allora c’è ancora speranza: per questo sciagurato paese, per questo mondo e, nel suo piccolo, per il sito dei Viandanti. (P.R.).

Ieri sera stavo seduto sul letto e ritoccavo un testo discretamente accattivante, retorico quanto vago, su come la scuola mi abbia fatto acquisire un metodo di studio, un pensiero critico ed altre frasi fatte molto quotate per questa presentazione; quando, per curiosità, rileggendo per la milionesima volta “l’Infinito” di Leopardi, ho trovato un errore.
Subito ho detto, in altri termini ovviamente non riportabili, perbacco! Leopardi che commette un errore, impossibile. Ha messo un “ma” dopo il punto.
Quel “ma” è una delle parole più potenti della letteratura italiana.
A scuola mi hanno insegnato che dopo un punto non si mette “ma” perché è un’avversativa.
Eppure Leopardi lo fa. E non è un errore: è una scelta.
È il momento in cui la lingua smette di essere solo una regola e diventa espressione di un pensiero.
Forse è proprio questo il significato della maturità: imparare le regole fino al punto in cui si è in grado di capire quando, e soprattutto perché, superarle.
Finché siamo studenti, le regole sono una guida, quasi delle corde che ci tengono al sicuro. Ma la maturità consiste anche nello sciogliersi da quelle corde, non per rinnegarle, bensì per camminare con le proprie gambe. Come Leopardi, che davanti alla siepe non si ferma alla realtà, anch’io vorrei non fermarmi alle definizioni, ai voti o alle convenzioni, ma cercare il mio infinito.
Quel “ma” dopo il punto è, per me, il segno della maturità. È il momento in cui la regola incontra la libertà. Dopo questi anni di scuola, sento di portare con me tutto ciò che ho imparato, ma anche il desiderio di andare oltre, di pensare con la mia testa.
Se la scuola mi ha dato le parole, adesso tocca a me decidere come usarle. Forse il mio esame di maturità non finisce con un punto.




