Ariette 32.0: Le stelle minori di Radio Tre

di Maurizio Castellaro, 12 marzo 2026

Le “ariette” che postiamo dovrebbero essere, negli intenti del loro estensore, «un contrappunto leggero e ironico alle corpose riflessioni pubblicate di solito sul sito. Un modo per dare un piccolo contributo “laterale” al discorso». (n.d.r.)

Quando avevo 20 anni il futuro mi sembrava un buco nero da cui non sarei mai uscito vivo. Mi sentivo inadeguato alle attese di tutti, solo e dimenticato nel paesello dove ero casualmente precipitato. Se nel cielo non c’è luce ci si orienta anche con le stelle minori. Ad esempio, la voce di Radio Tre. Radio Tre era il segnale del mondo di fuori. Voci gentili, colte, che mi proponevano ragionamenti vertiginosi, parlandomi di cose favolose. Ricordo pomeriggi interi attaccato alla radio con il quaderno degli appunti. Vittorio Sermonti, Paolo Terni, Marino Sinibaldi, Sandro Cappelletto. Il loro segreto? Tenere sempre l’asticella maledettamente alta. Presupporre sempre che dall’altra parte ci fosse qualcuno che dialogava mentalmente con loro. Non era solo questione di accesso all’informazione culturale. Era, ed è ancora oggi (nonostante tutto), una questione di livello di informazione. L’algoritmo è customizzato sui tuoi interessi: tra le maglie della sua rete passano solo i pesci che sai già di voler pescare. Radio Tre può passare nel giro di poche ore dai canti tribali del Camerun alla musica stocastica, alla lettura di un classico, alla rievocazione di un episodio storico minore del Seicento. Se vuoi crescere davvero devi sentirti un po’ inadeguato, imparare a saltare un po’ più in alto del giorno prima, rendere più agile la tua sintassi mentale, aumentare la concentrazione. Può dar fastidio, può fare male. Ma i discepoli in formazione devono essere corretti. Non sempre con le buone maniere. In sostanza, se ci si vuole salvare a costo zero, anche se ci si sente persi nel deserto, consiglio ancora e sempre Radio Tre. La trovate in Fm, tra Radio101 e Radio Zeta. In mezzo a loro è l’unica radio che crede ancora nella possibilità della tua libertà.

Una dieta ricostituente

di Paolo Repetto, 18 ottobre 2023, introduzione a Il legno storto

Ho chiesto a Beppe Rinaldi l’autorizzazione a riportare sul sito dei Viandanti delle Nebbie due suoi recenti saggi, già postati nel blog Finestre rotte. Il link che rimanda a Finestre rotte compare da tempo nella home page dei Viandanti, e a quello avrei potuto semplicemente indirizzare: ma ho ritenuto opportuna in questo caso anche la pubblicazione diretta, per più di una ragione.

In primo luogo perché ritengo che questi scritti abbiano una rilevanza intrinseca assoluta: ultimamente ho letto ben poche cose di questo livello (forse nessuna) e mi pare dunque doveroso pubblicizzarli e renderli disponibili il più possibile. La nostra non sarà una gran tribuna, ma è comunque una “finestra” in più.

In secondo luogo perché ho egoisticamente “calcolato” (eccola la “ragione calcolante” tanto aborrita dai post-moderni) che la loro pubblicazione avrebbe alzato decisamente il tiro e il tono del nostro sito, negli ultimi tempi piuttosto moscio.

Infine perché questi scritti costituiscono una sfida, alla nostra intelligenza e alla nostra capacità di concentrazione: stiamo rammollendo i nostri cervelli, nutrendoli di pappine omogeneizzate e precotte che non richiedono alcuno sforzo nell’assunzione e nella digestione, ma atrofizzano le nostre papille gustative e il vello intestinale. I risultati purtroppo si vedono, non solo in tivù o nell’informazione cartacea, ma nella impossibilità di un qualsivoglia confronto serio nel dibattito “domestico”, conviviale, socratico, chiamatelo un po’ come volete. Questi saggi vanno in una direzione diametralmente opposta: esigono impegno nella lettura e coerenza nella riflessione. Li ho letti una prima volta, mi hanno colpito e li ho riletti, non perché temessi di non aver capito – si capisce tutto benissimo, ogni argomento è spiegato e sviscerato come meglio non si potrebbe – ma per assi-curarmi di non aver saltato alcun passaggio. Ora li ripropongo agli amici, appunto come una sfida, come stimolo a rompere un po’ la linea sulla quale si va appiattendo il pensiero.

Gli scritti di Beppe mi sembrano costituire il miglior campo base per ogni eventuale tentativo di risalita. Le sue argomentazioni e le idee ad esse sottese possono essere condivise in toto, com’è nel mio caso, oppure discusse e contestate: ma se si vuole chiudere la ricreazione e tornare allo studio serio non si può prescinderne.

Spero dunque sia evidente che non propongo questi saggi come testi sacri, novelli Atti dei Viandanti, o come manifesti programmatici del sodalizio: li promuovo a titolo personale, me ne assumo ogni responsabilità, e li concepisco come strumenti per tornare a far lavorare un po’ i nostri cervelli. Sono strumenti che vanno dalla pinzetta da orafo al martello pneumatico, per cui ci sarà da divertirsi (e da nutrirsi) per tutti.

Il piano di pubblicazione prevede per i due saggi (che sono piuttosto impegnativi rispetto allo standard dei documenti digitali) momenti separati, un intervallo di qualche settimana l’uno dall’altro, per dare modo ai Viandanti “volenterosi” di digerire e assimilare con calma il loro enorme apporto proteico. Nel frattempo io rimango in attesa, curioso di vedere se la nuova dieta avrà qualche effetto.

Il tema che Beppe tratta in questo primo saggio è quello della pace. Tema scivoloso e controverso, rispetto al quale siamo abituati a prendere posizioni decisamente rozze (cfr. ad esempio il mio Contare a fino a dieci, del 2003) o ambigue e superficiali, oppure assolutamente ipocrite (vedi le manifestazioni pacifiste che finiscono a sassate e manganellate): sempre comunque dettate da una profonda ignoranza rispetto all’argomento. Qui ci è offerta l’occasione, una volta per tutte, di avere almeno chiaro di cosa parliamo quando parliamo di pace. Dopodiché, non ci saranno più alibi all’uso improprio o distorto o strumentale del termine.