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Personalità: “Architetto”

di Paolo Repetto, 29 aprile 2020

Mio nipote mi ha chiesto di sottopormi ad un test per la determinazione della personalità. È una di quelle pacchianate all’americana, sul tipo dei questionari ancora in uso in molte aziende per le assunzioni, o nei rotocalchi gossipari per scoprire se si è innamorati. Come quelli, sembra tanto inattendibile quanto del tutto innocuo, ma non mi meraviglierei se nella versione on line venissero memorizzati non solo il numero dei contatti ma anche gli esiti, per individuare delle “tendenze” da sfruttare poi a scopi commerciali. La cosa funziona comunque come negli oroscopi: se il profilo mette assieme quattro o cinque indicazioni abbastanza indefinite da essere passibili di qualsiasi interpretazione lascia soddisfatti i più. Leonardo afferma che dopo averne provati altri tre o quattro, e non esserne rimasto convinto (forse per l’immagine che gli restituivano) ha trovato questo particolarmente serio e ben fatto, e si è riconosciuto perfettamente. Su certa roba ho, come si sarà capito, le mie idee, ma in tempi di quarantena si può fare questo ed altro: tutto aiuta a reggere.

Eccomi dunque accedere a a 16 personalità, che devo ammettere fin dalla home page si presenta bene, nel senso che non accampa titoli e certificati di attendibilità, non si avvale della consulenza di comitati scientifici, non sembra sponsorizzato e non sponsorizza nessuno. Non so dove stia il trucco, ma quanto meno l’esordio non mi infastidisce. Decido pertanto di rispondere seriamente alle batterie di quesiti che mi vengono proposti.

Non è facile. Per due motivi. Il primo è che molti di questi quesiti sono formulati alla maniera di quelli dei referendum italiani, nel senso che devi votare si per dire no e viceversa. Sono convinto che anche questa impostazione non sia casuale, ma non ne ho decifrato la logica. Forse dipende dal fatto che al posto di Si e No compaiono Approva e Disapprova, e sulle prime, per uno in preda al rilassamento cognitivo da chilo post-prandiale, la cosa riesce un po’ spiazzante. L’altro motivo è che un sistema con sette livelli di risposta, tre positivi, tre negativi e uno intermedio, consente si un certo spettro di scelta “quantitativa”, ma lascia spazio zero alle sfumature qualitative. Ad esempio, se mi si chiede “Ti senti superiore alle altre persone” o “Ritieni che le opinioni di tutti debbano essere rispettate, indipendentemente dal fatto che siano o meno supportate dai fatti”, come fai a dire che ti ritieni senz’altro diverso, ma che ci si può sentire da una parte o dall’altra, senza che questo implichi stare sopra o sotto. Oppure che pensi che tutti possano esprimere le loro opinioni, quindi rispetti il loro diritto di farlo, ma non ti senti tenuto a rispettare poi le opinioni se ti sembrano aberranti o idiote. Allo stesso modo, se mi si chiede: “Come genitore, preferisci che tuo figlio cresca gentile piuttosto che intelligente”, come faccio a spiegare che per me le due cose coincidono, che una persona veramente intelligente non può che essere gentile (inteso come non prevaricatrice)? Così come viene proposto nel quesito sembra che gentile corrisponda a “bravo ma un po’ ciula” e sia contrapposto a “intelligente, ma un po’ stronzo”. Io tendo a fa coincidere i due termini delle subordinate.

Ma tutto questo ci sta, se accetti di giocare non devi poi metterti a sindacare sulle regole del gioco. In fondo, tutto sommato, la cosa non è mal costruita, riesce persino ad apparire abbastanza seria, anche perché ti impegna per almeno una decina di minuti (sono sessanta domande), sempre che uno non stia troppo a riflettere cercando la risposta “giusta” anziché quella vera, istintiva. Devo dire che alla fine la mano con cui reggevo lo smartphone di Leonardo si era addormentata.

Non è dunque sul metodo che volevo concentrarmi: è invece sull’esito, sul responso.

Vediamolo. Tra le sedici possibili tipologie di personalità, il test mi ha assegnato quella di: Architetto. Non me l’aspettavo, con la categoria non ho un rapporto molto lineare: mi ritrovo a volte a pensare che gli architetti non servano a granché, soprattutto quando percorro il nuovo ponte di Alessandria o vedo il bosco verticale a Milano, e sono poi invece affascinato dalle realizzazioni di Portaluppi o di altri meno celebrati, e soprattutto, quando gli studi curricolari si combinano con menti e animi particolarmente fini, dal tipo di cultura che ne consegue. Ma questo in fondo non c’entra, pur se devo ammettere che una ipostatizzazione del genere non mi spiace. È invece interessante vedere a cosa corrisponde per il nostro test la personalità “architetto”. Riporto per intero, commentando in diretta (e a colori), per evitare di dover poi ripetere le singole frasi.

Si è da soli al vertice e si è uno dei tipi di personalità più rare e strategicamente più capaci, (la sviolinata iniziale è di prammatica, ti dispone ad accettare poi comunque quello che verrà in seguito) e questo gli Architetti lo sanno fin troppo bene (ancora una strizzatina d’occhio, nel mentre si finge una leggera tirata d’orecchie). Gli Architetti rappresentano solo il due per cento della popolazione (siamo un’élite), e le donne di questo tipo di personalità sono particolarmente rare (non avevo dubbi), costituendo appena lo 0,8% della popolazione (quindi, una super-élite. È un’autentica lezione di paraculismo spicciolo) – è spesso una sfida per loro trovare persone di mentalità simile in grado di tenere il passo con il loro intellettualismo implacabile e le manovre simile al gioco degli scacchi. Le persone con il tipo di personalità dell’Architetto sono fantasiose eppure decise, ambiziose eppure private, incredibilmente curiose, ma che non sprecano la propria energia.

Con una sete naturale di conoscenza che si manifesta fin dai primi anni di vita (nel mio caso è senz’altro vero), da bambini agli Architetti viene spesso affibbiato il titolo di “topo di biblioteca” (non sempre: solo quando se lo lasciano affibbiare). Sebbene ciò possa essere inteso come insulto dai coetanei, loro probabilmente vi si identificano e ne sono addirittura fieri, godendo enormemente e profondamente delle proprie conoscenze (anche questo è vero, ma ambiguo: godono di sapere o godono di sapere più degli altri? Sono cose diverse). Gli Architetti amano anche condividere ciò che sanno, sicuri della loro padronanza degli argomenti prescelti, ma queste personalità preferiscono progettare ed eseguire un piano geniale nel proprio campo, invece di condividere opinioni su distrazioni “non interessanti”, quali i pettegolezzi. (Io sono evidentemente un architetto un po’ anomalo – élite nell’élite – perché mi lascio distrarre facilmente. Non amo i pettegolezzi, ma non mi importa poi così tanto progettare ed eseguire un piano geniale nel mio campo. In realtà non ho ancora capito bene quale sia il mio campo, o forse semplicemente non sono geniale.)

Citazione: Non hai diritto alla tua opinione. Hai diritto alla tua opinione informata. Nessuno ha il diritto di essere ignorante. (Harlan Ellison) (Non so chi sia Harlan Ellison, ma mi trova d’accordo – vedi sopra)

Paradosso per molti osservatori, gli Architetti sono in grado di vivere con contraddizioni evidenti che ciononostante hanno perfettamente senso – almeno da un punto di vista puramente razionale. Ad esempio, gli Architetti sono contemporaneamente gli idealisti più sognanti e i cinici più amari, un conflitto apparentemente impossibile. Ma questo perché le persone con il tipo di personalità dell’Architetto tendono a credere che con fatica, intelligenza e considerazione, nulla sia impossibile, mentre allo stesso tempo, credono che le persone siano troppo pigre, miopi o egoiste per raggiungere effettivamente tali fantastici risultati. Eppure quella visione cinica della realtà è improbabile che arresti un Architetto interessato dal raggiungimento di un risultato che ritiene rilevante. (In realtà, non credono che nulla sia impossibile, altrimenti sarebbero non degli idealisti ma degli idioti. Diciamo che credono valga quasi sempre la pena almeno provarci, pur rimanendo consapevoli che l’abito che hanno in mente non si attaglia bene a tutte le misure e a tutti i desideri. Se fosse diversamente, mi dimetterei dall’Ordine.)

Gli Architetti irradiano fiducia in se stessi e un alone di mistero, e le loro osservazioni penetranti, idee originali e logica formidabile consente (ahi, consentono! e sarebbe opportuno l’uso ripetuto degli articoli quando si elencano fattori di numero diverso) loro di promuovere il cambiamento con la pura forza di volontà e la forza della personalità. A volte può sembrare che gli Architetti siano inclini a decostruire e ricostruire ogni idea e sistema con cui entrano in contatto, impiegando un senso di perfezionismo (mi ha beccato subito!) e persino di morale (certo, il rispetto di sé e degli altri inizia da quello della grammatica e della sintassi) in questo lavoro. Chi non ha il talento per stare al passo con i processi degli Architetti, o peggio ancora, non ne vede il punto, rischia di perdere immediatamente e permanentemente il loro rispetto (ma non è vero! ho amici che la pensano in maniera diametralmente opposta alla mia, e che comunque stimo perché sono seri con le loro idee).

Regole, limitazioni e tradizioni sono un anatema per il tipo di personalità dell’Architetto: tutto dovrebbe essere aperto alla discussione e alla rivalutazione (qui stiamo un po’ sbarellando. O confondendo le cose. Certo che tutto deve essere aperto alla discussione, non ci sono dogmi intoccabili, ma le regole, anche quelle limitative, sono frutto di convenzioni. Quindi si devono mettere in discussione le convenzioni, non violare le regole: o quantomeno, non si rispettano le regole solo dopo aver esplicitato il proprio rifiuto, totale e continuativo e serio, delle convenzioni che le hanno dettate. Ci si assume la responsabilità delle nostre azioni. Per capirci: se brucio un cassonetto o un’auto non posso poi invocare a mia protezione lo stesso sistema di garanzie che tutela cassonetti pubblici e auto altrui) e se vedono un modo, gli Architetti spesso agiscono unilateralmente per mettere in atto i propri metodi e idee tecnicamente superiori, a volte insensibili, e quasi sempre poco ortodossi.

Ciò non deve essere frainteso come impulsività: gli Architetti si sforzano di rimanere razionali, a prescindere da quanto attraente possa essere l’obiettivo finale, e ogni idea, che sia generata internamente o intrisa di mondo esterno, deve superare lo spietato e onnipresente filtro del “Ma questo funzionerà?”. Questo meccanismo viene applicato sempre, a tutte le cose e a tutte le persone, ed è qui che spesso i tipi di personalità dell’Architetto incorrono in problemi. (Se ho capito bene, intende dire che gli Architetti sono pronti a muoversi come caterpillar, a passare su tutto e tutti, sentimenti e affetti, per portare a compimento i loro disegni. La faccenda comincia a diventare inquietante. Non mi ci riconosco molto. Ma forse sarà solo perché non ho grandi disegni da portare a compimento.)

Altra citazione: Si riflette di più quando si viaggia da soli (?) (su questo non ci piove. Ma se anteponiamo un “ci”, abbiamo “Ci si riflette meglio”. Ovvero viaggiando da soli riflettiamo solo noi stessi, ci confrontiamo solo con le nostre idee, e sarà magari tutto molto più chiaro, ma anche piuttosto limitato e monotono.)

Gli Architetti sono brillanti e fiduciosi nei corpi di conoscenza che hanno avuto il tempo di comprendere, ma purtroppo il contratto sociale non è probabilmente uno di tali argomenti. Bugie innocenti e chiacchiere sono già abbastanza ardue per un tipo di personalità che brama verità e profondità, ma gli Architetti possono giungere al punto di vedere molte convenzioni sociali come decisamente stupide. Ironia della sorte, spesso per loro è meglio rimanere dove si sentono a loro agio – lontano dai riflettori – dove la fiducia naturale prevalente negli Architetti quando lavorano in ciò che è loro familiare può servire come faro personale, attirando persone, romanticamente o in altro modo, di temperamento e interessi simili. (Qui invece ci siamo, soprattutto per la seconda parte – lontano dai riflettori. Patisco i faretti e le luci di scena, il mio faro personale mi basta e avanza.)

Gli Architetti sono definiti dalla loro tendenza a muoversi nella vita come se si trattasse di un’enorme scacchiera, dove i pezzi si spostano costantemente con considerazione e intelligenza, valutando sempre nuove tattiche, strategie e piani di emergenza, superando costantemente i propri pari al fine di mantenere il controllo della situazione, massimizzando al contempo la propria libertà di movimento. Non si intende suggerire che gli Architetti agiscano senza coscienza, ma per molti altri tipi, il disgusto degli Architetti ad agire in base alle emozioni può far sembrare che sia così e spiega perché molti cattivi immaginari (ed eroi incompresi) siano modellati su questo tipo di personalità.

Allora. Solo quattro righe finali, perché dall’essere un gioco non diventi una pallosissima tirata. Tutto questo giro, con tanto di trombe in ingresso, per dire che:

la personalità architetto corrisponde ad una persona molto intelligente, molto consapevole di esserlo, molto insofferente di tutto ciò che non rientra nei suoi sensori culturali specifici, abbastanza intollerante rispetto alle opinioni altrui, fredda e razionale nel concepire i suoi disegni e sin troppo determinata nel portarli a compimento. In sostanza, quello che nella vulgata si suol definire un emerito stronzo. Il tutto offerto alla libagione con due dita di zucchero sul bordo del bicchiere. Chapeau.

Dicevo che non mi sono granché riconosciuto, ma questo non significa nulla. Mi ha dato comunque da pensare, ha rinfocolato qualche dubbio che in realtà già avevo. Ma la cosa più grave è che poi, in definitiva, non mi ha turbato più di tanto. Perché sapevo essere una stupidaggine, direte voi. Forse. Ma forse perché è stato come quando ti vedi all’improvviso, impreparato, riflesso a tradimento mentre passi davanti a una vetrina. Sei così solo per un istante, poi immediatamente ti ricomponi e ti rivedi come sempre. Comunque, provateci. È il momento giusto.

In attesa del tampone, fatevi i vostri test.