Ariette 19.0: A Christmas Carol

di Maurizio Castellaro, 23 dicembre 2023

Le “ariette” che postiamo dovrebbero essere, negli intenti del loro estensore, «un contrappunto leggero e ironico alle corpose riflessioni pubblicate di solito sul sito. Un modo per dare un piccolo contributo “laterale” al discorso». (n.d.r).

C’era una volta un insegnante, ormai vicino alla pensione. Questo insegnante era molto triste, perché non gli piaceva come la scuola stava cambiando negli ultimi anni.

I ragazzi non leggevano più libri, avevano difficoltà a concentrarsi, faticavano nell’amicizia e nell’amore, e da grandi volevano tutti diventare influencers.

Anche gli insegnanti non erano più quelli di quando aveva cominciato. Quando si incontravano nei corridoi nessuno più parlava di cultura, ma solo di programmi da rispettare, moduli da compilare, formazione digitale da inseguire, famiglie da cui difendersi.

Per questo l’insegnante si sentiva sempre più solo e inutile.

L’ultima ora di scuola prima delle vacanze di Natale l’insegnante propose agli alunni di fare un disegno che li rappresentasse. Thomas consegnò il suo disegno per ultimo, ed era più o meno così.

Ariette 19.0 A Christmas Carol

E questa è la spiegazione che Thomas gli dette del suo lavoro. “Vede Prof, mi sono disegnato come un pallone da calcio, perché io amo il calcio, e da grande vorrei fare il calciatore, e se non ci riesco vorrei fare il saldatore. Su questa palla ci ho fatto dei cerotti, perché nella mia vita ci sono delle ferite, ma stanno guarendo. Poi vede, questa palla è stata spezzata a metà, perché mio padre è alcolizzato, e tante volte la sera non riesce neppure a farmi da mangiare e va direttamente a dormire. E poi è spezzata anche perché mia mamma è andata via tanti anni fa quando ero piccolo, è tornata in Romania, e la sento solo per telefono. Però Prof, vede queste corde che tengono unita la palla? Una è mio fratello maggiore che con mia cognata mi aiuterà a trovare un lavoro, l’altra corda è mia sorella che tante notti mi ospita in casa da lei a dormire. Questa corda invece è la scuola, perché anche voi prof mi aiutate a crescere bene”.

Suonò la campanella e i ragazzi uscirono di corsa, finalmente in vacanza.

L’insegnante rimase con il foglio di Thomas in mano, a riflettere.

Conosceva bene la storia del ragazzo, ma non aveva mai pensato a lui come ad una palla da calcio sorridente, nonostante tutto.

E sorrise anche lui.

Ariette 17.0: Una mattina con Luigi

di Maurizio Castellaro, 7 luglio 2023

Le “ariette” che postiamo dovrebbero essere, negli intenti del loro estensore, «un contrappunto leggero e ironico alle corpose riflessioni pubblicate di solito sul sito. Un modo per dare un piccolo contributo “laterale” al discorso». (n.d.r).

Ascolto in un convegno ad Alessandria Luigi Cancrini, lo psichiatra autore di Bambini diversi a scuola (1974), il testo che mi ha iniziato alla lettura sistemica delle relazioni interpersonali. Introducendo il tema della causalità circolare nelle relazioni comunicative, l’approccio sistemico ha chiarito che se la relazione non funziona, se la comunicazione non è generativa, la responsabilità è di tutti gli attori coinvolti nel sistema, non solo e sempre di chi all’interno del sistema ha meno potere.

Un concetto rivoluzionario a pensarci, che purtroppo si è prestato ad infinite interpretazioni distorte, soprattutto nel mondo della scuola. Cancrini emana un carisma pacato, e parla di salute mentale in un modo che fa venir voglia di uscire, rimboccarsi le maniche e provare a migliorare le cose. Per tanti medici e pedagogisti di sinistra le dipendenze, il disagio mentale e quello giovanile sono stati interpretati come sintomi dell’alienazione insita nella società capitalista. Per loro parlare di guarigione aveva senso se nello stesso tempo si ponevano le basi politiche per costruire una società più giusta, non più patogena. Al contrario, la grande fucina della dottrina sociale della chiesa non ha mai messo al primo posto la questione politica (eccetto l’eretica teologia della liberazione), ma ha ugualmente forgiato per secoli generazioni di eroi del sociale, impegnati nella salvezza dell’anima propria e di quella dei poveri che comunque “sono sempre con noi”.

Chiedo a Cancrini se oggi il lavoro sociale, con il tramonto di ogni speranza di cambiamento della società (e di salvezza dell’anima), non debba in fondo pensarsi come un grande “laboratorio dell’adattabilità”. Operando con strumenti educativi, relazionali, economici, chimici, l’operatore sociale forse oggi è chiamato semplicemente a ridurre l’impatto sulla società delle persone che per motivi diversi (genetici, sociali, storici) fanno fatica a rientrare nelle regole del gioco. Il comunista non pentito Cancrini dà una sostanziale conferma di questa ipotesi, descrivendo il mondo attuale come una sorta di ancient regime planetario diviso in tre classi (i pochi ricchi che comandano, quelli che stanno in mezzo e poi la grande massa che non conta nulla), in sostanziale stallo perché privo di conflitti interni (e le ribellioni urbane senza progetto non sono veri conflitti).

Prima di chiudere però Cancrini ha invitato i presenti al convegno a sostenere una nuova proposta di legge di iniziativa popolare a cui sta lavorando, e che se approvata garantirebbe maggiori investimenti dello Stato sulla prevenzione del disagio mentale nel nostro paese. Non so perché, ma questo appello finale all’impegno personale, alla pazienza delle piccole riforme possibili nonostante tutto, l’ho trovato molto rinfrescante, quasi come un’arietta.

Una mattina con Luigi 02