Paolo Repetto, i testi

1995

Pietro

30 dicembre 1995

Ci risiamo. L’ho perso un’altra volta. Rallento e mi volto a cercarlo, ma già immagino cosa sta facendo: è parecchio indietro, si è fermato a scattare una foto. In una settimana ha fatto andare tre dozzine di rullini, ha fotografato ogni albero della Foresta Nera, ogni fontana, ogni casolare. Una volta a casa, se metterà in fila tutte le dia scattate potrà rifare il percorso per intero.
Poso lo zaino, mi siedo su un ceppo e accendo una sigaretta, mentre lo guardo camminare a ritroso, fermarsi ancora, catturare un altro scorcio


1994

Il lavoro intellettuale come vocazione

30 dicembre 1994

Il tema di questa sera è “la Cultura”. Con la C maiuscola. Per essere più precisi, ci chiederemo: “cosa è, cosa non è Cultura”? Una domanda del genere avrebbe fatto correre immediatamente la mano di Goering alla fondina: voi, che siete più tolleranti, vi sentirete al massimo cascare le braccia. A ragione, perché è una domanda vecchia almeno quanto l’homo sapiens, perché ha già ricevuto un’infinità di risposte, tutte per certi versi egualmente valide, e perché questo significa che non esiste alcuna risposta seria e oggettiva


1993

Su una gamba sola

30 dicembre 1993

In un tardo pomeriggio di oltre quarant’anni fa mi resi conto all’improvviso che a mio padre mancava una gamba. Avevo otto anni, forse addirittura nove.
Evidentemente non ero un bambino molto sveglio, o forse già allora vivevo talmente immerso nelle mie fantasie da non badare alla realtà che mi circondava (che è un modo più elegante per dire la stessa cosa)


1992

Miti privati e pubbliche viltà

2 dicembre 1992

Da qualche tempo tra i miei allievi è invalso l’uso dell’aggettivo “mitico”. L’origine è televisiva, o gazzettosportiva: non certo foscoliana. È quasi un intercalare, un irritante e blasfemo sostituto del punto interrogativo. Lo buttano lì per supplire all’incapacità di esprimere un qualsiasi commento

Che ci fa lui qui?

2 dicembre 1992

Bruce Chatwin l’ho conosciuto “In Patagonia”. A dire il vero ero arrivato laggiù proprio insieme a lui; ma sulle prime questo non mi era sembrato importante, perché avevo scelto il libro per il titolo, non per l’autore. Quel titolo mi intrigava: la Patagonia per me ha da sempre equivalso all’altro capo del mondo, all’idea della fuga assoluta

Incursioni nell’immaginario

30 giugno 1992

Un viandante non è un viaggiatore. Non si limita a superare occasionalmente delle distanze, ma percorre degli itinerari, connota degli spazi. E dal momento che nemmeno è un pendolare, questi spazi, questi itinerari sono sempre diversi. Il viaggio è la sua vita, lo spostamento è la sua meta. Questo lo differenzia dal viaggiatore. Il viaggiatore parte, arriva, vede. Il viandante non parte, perché non ha luoghi o affetti da cui staccarsi, e non arriva


1991

Un filo di resistenza

30 dicembre 1991

da un’escursione autunnale con Hans Magnus Enzensberger

P.     Allora, le piace qui, dottor Enzensberger?

H.M.         Certo. È veramente un bel posto. E poi queste colline, questa na­tura, sono molto diversi rispetto al paesaggio italiano cui sono abituato. Io co­nosco bene so­prat­tutto la Toscana, come tutti i tedeschi, d’altra parte.

P.    Già, è così. Comunque, con tutto il rispetto, credo ci siano molti al­tri volti dell’Italia che lei non conosce. Confesso che mi è piaciuto molto il quadro che Lei ne ha dato in “Ah! Europa”, perché è più che veritiero: ma non è com­pleto. Per questo ci tenevo tanto ad incontrarla, e tra l’altro, ad incontrarla proprio qui


1990

Voglia di essere ebreo

30 dicembre 1990

È una suggestione nata molto presto, risale addirittura all’infanzia e alle prime confuse percezioni dell’esistenza di una diversità ebraica. Immagino sia scaturita dall’anomalia del sabato festivo, e più specificamente del fatto che il sabato non fosse consentita alcuna attività: anomalia tanto più avvertita in rapporto ad una famiglia che non conosceva neppure il riposo domenicale


1987

Lo spazio di un mattino

30 giugno 1987

In principio era il rock. Ma prima del principio c’erano tante altre cose, come il jazz, il blues, il country. Poi venne la bomba atomica, e al suo calore tutto si fuse, anche i generi musicali, e ne sortì un ibrido che al di là delle parentele costituiva qualcosa di fondamentalmente nuovo. Il rock, appunto.

La novità stava nel “senso” di questa rivoluzionaria espressione musicale


1980

Segnali di fumo dal parco

30 settembre 1980

Dalla fine dell’agosto scorso i nostri polmoni possono contare su di un nuovo parco naturale, quelo delle Capanne di Marcarolo. Intendiamoci, un parco provincialotto, un po’ sottotono rispetto ai dettami della cultura telefilmica su riserve, parchi e affini. Niente a che vedere con Yellowstone (quello dell’orso Yoghi) o col Kenia

Nuove forme di lotta in tv

30 agosto 1980
Proviamo ad immaginare un tizio (il solito signor Rossi), fuggito in vacanza tra la metà di agosto e i primi di settembre, in un cascinale disperso in mezzo ai boschi dell’Appennino, senza lasciare indirizzo per i giornali (se è abbonato) e con la ferma intenzione di non scendere in paese a comprarli

Dietro la svastica

30 agosto 1980
Generalmente, quando vediamo sui muri le lugubri scritte nere siglate dalla svastica o dall’ascia bipenne, ci limitiamo a pensare: Imbecilli! Se il muro è quello di casa nostra aggiungiamo anche altro, ma il concetto in definitiva non cambia, e neppure l’atteggiamento di fondo nei confronti del fenomeno

Compagno, se ci sei batti due fogli

30 aprile 1980
Mi permetto ancora un breve intervento su quello che avrebbe dovuto essere il dibattito sullo stato della nuova sinistra e sul suo ruolo, auspicato e lanciato qualche mese fa da questo giornale. Dico “avrebbe dovuto essere”, perché in effetti l’iniziativa si è arenata subito, e al momento sembra che i compagni non abbiano alcuna intenzione di farla marciare


1979

Sinistra non è solo una mano

30 dicembre 1979
Nell’editoriale di apertura dell’ultimo numero di CONTRO (ottobre 1979) compagni e simpatizzanti erano sollecitati a rilanciare il dibattito e la riflessione all’interno della sinistra. Crediamo che questo invito non andrà deserto. Esso rappresenta infatti un’esigenza che tutti, in questo momento, sentiamo profonda dentro di noi e diffusa attorno a noi


1977

Perché viaggi?

30 dicembre 1977
Siamo nomadi per natura o per cultura? Si potrebbe semplicemente rispondere: per l’una e l’altra cosa. A voler essere precisi occorre però distinguere: siamo nomadi per natura, ma viaggiamo per cultura